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05 dicembre 2006

L'angolo del maiale (19 - Segni di vita 10)

George Clooney e Max

Una notizia triste ci costringe a interrompere brevemente la sospensione del blog: Max, il maiale di casa dell'attore americano George Clooney, si è spento ieri all'età di 19 anni. Nella foto, i due sono ritratti in un momento felice nella villa di Beverly Hills.

Clooney aveva acquistato Max nel 1988 come dono per la fidanzata, Kelly Preston. L'anno seguente, alla rottura del fidanzamento, Clooney aveva preteso l'affidamento del maiale in custodia. Da allora Max è stato una presenza importante nella vita dell'attore di Hollywood. "Max è la relazione più lunga che abbia mai avuto", aveva in passato dichiarato Clooney, di cui si conoscono le vicende sentimentali travagliate.

Secondo la stampa scandalistica, Max era stato spesso causa di attriti fra Clooney e le sue numerose compagnie femminili. Nel 1999 la fidanzata francese Celine Balitran, gelosa della complicità fra Clooney e il maiale, avrebbe dato all'attore americano un ultimatum: "O Max o me!". Non è nota la risposta di Clooney, ma risulta che in seguito la Balitran sia rientrata in Francia. Si attribuisce a Max anche la rottura recente fra Clooney e la modella Lisa Snowden. Clooney ha più volte dichiarato che gli piaceva far salire Max a letto.

Max, affetto da sordità e altri disturbi, era stato dichiarato morto dalla stampa già nel 2005. La notizia, come direbbe Mark Twain, si era poi rivelata esagerata. Purtroppo, questa volta lo stesso Clooney ha confermato la scomparsa di Max, che sarebbe morto di semplice vecchiaia. I veterinari, interessati, hanno chiesto di esaminare il corpo (per i maiali la vecchiaia è una causa di morte rarissima).

La redazione de "L'angolo del maiale" invia un pensiero affettuoso a Max e un caldo abbraccio a Clooney, cui siamo tutti vicini in quest'ora crudele.

24 novembre 2006

L'angolo del maiale (18 - Segni di vita 7)

Maiale cuscino

Oggi si parla molto di tecnologia del sonno. L'uomo moderno, si sostiene, dorme male, e il mercato è tutto un fiorire di materassi evoluti, letti anatomici, musiche rilassanti e altre trovate per aiutare il riposo.

Il papa ama dire che la tecnologia "deve sempre guardare all'Uomo". Secondo me, la scienza dovrebbe sempre guardare "al Maiale". Cioè: uno scienziato, prima di lanciarsi in esperimenti nuovi che possono rivoluzionare la condizione umana, dovrebbe fermarsi e chiedersi "è per caso possibile ottenere lo stesso risultato con un semplice maiale?".

A volte la risposta è "sì". Nel caso del sonno, basta guardare le forme tondeggianti e allungate del maiale per capire che, in pratica, è un cuscino a quattro zampe. E basta tastarne le carni, consistenti ma soffici, perché vi venga voglia di farlo sdraiare e posarci il capo sopra.

Certo, per tradizione il cuscino è inanimato. "E se poi il maiale si muove? E se scappa di colpo e picchio la testa?" vi sento dire. Bene, considerate che il maiale:

  • irradia calore, quindi permette di risparmiare qualche coperta;

  • ha una pelle elastica, quindi non prende pieghe (né ne provoca sul vostro viso);

  • ha un cuore che batte, quindi suscita in voi ricordi fetali che facilitano il sonno;

  • a differenza dei cuscini in tessuto, non contiene milioni di acari;

  • si sprimaccia da solo, scrollandosi dopo il risveglio;

  • è autolavante, se predisponete una tinozza o una vasca da bagno dove poi si immerge da sé;

  • ha narici larghe, quindi non russa;

  • capisce che dormite e non si sposta se non in caso di necessità; in genere basta fargli fare pipì prima di addormentarvi.

L'uso del maiale come cuscino si va già diffondendo nei ceti abbienti americani. Nella foto vedete la giovane Sarah Crimmins, figlia di un ricco commerciante di legnami del Connecticut, sdraiata con tutto il corpo su Softy, il maiale di famiglia. La ragazzina ha finito i compiti e si concede un sonnellino del pomeriggio. L'effetto soporifero del maiale è così forte che uno spesso si addormenta ancora prima di avere appoggiato le gambe. Il maiale, a contatto con la padroncina, pare non meno felice.

Sogni d'oro, Sarah Crimmins.

Sogni d'oro, Softy.

01 luglio 2006

L'angolo del maiale (17)

Il maiale non è un tipico animale da circo. E' troppo noto: perciò non può fare la bestia esotica (meglio un cammello). E' troppo buono: quindi non può fare la bestia feroce (meglio un leone). Però, siccome è docile, intelligente, voglioso di applicarsi, il maiale può apprendere ogni sorta di esercizio: sarebbe quindi un ottimo animale giocoliere. Perché allora gli addestratori da circo gli preferiscono in questo ruolo scimmie e cani di piccola taglia, che offrono così spesso spettacoli imperfetti?

In realtà, già alla fine dell'Ottocento, il grande Phineas T. Barnum, l'inventore del circo moderno, aveva intuito le potenzialità del maiale. Dopo aver conosciuto in una bisca di New Orleans un musicista francese fallito, gli chiese di travestirsi da egiziano e di addestrare un gruppo di maialini al gioco delle carte e all'uso di qualche strumento musicale.

Gli allievi appresero con rapidità impressionante: già dopo una settimana, il finto egiziano capì che non aveva più nulla da insegnare. Barnum stampò i manifesti. Come vedete qui sopra, lo spettacolo si annunciava straordinario.

Fu un fallimento.

All'inizio, gli spettatori ridevano vedendo un maialino musicista eseguire con grazia una canzonetta in voga; o un maialino croupier giocare a black jack, ripulendo il portafoglio a un giovanotto che, per farsi bello, si era offerto volontario. Ma, dopo un po', i sorrisi si spegnevano. Pian piano, gli spettatori si accorgevano che i maiali eseguivano senza sforzo. Capivano che il manifesto, parlando di "intelligenza quasi umana", non mentiva. Anzi, qualche signora si girava verso il marito e diceva "tu non hai mai suonato così bene lo xilofono".

Subentrato il sentimento naturale dell'invidia, gli spettatori non riuscivano più a godere. Il loro fastidio crescente, spettacolo dopo spettacolo, per l'abilità eccessiva dei maialini costrinse Barnum a sopprimere il numero e a licenziare l'egiziano. Non è noto che fine fecero i maialini.

Un documento più recente ci illustra la natura del problema.



Nel filmato, vedete il maialino Mudslinger esibirsi nello spettacolo americano "Animal Planet". Mudslinger si produce in numeri semplicissimi: fa il morto, cammina sulle ginocchia, riordina oggetti, manovra un verricello. Tuttavia, la sua intelligenza emerge. Per esempio, sappiamo che un cane, quando riporta un oggetto, guarda il padrone con occhi interrogativi, per capire che ne deve fare. Spesso, appoggia scioccamente l'oggetto in terra, costringendo il padrone a piegarsi. Mudslinger, come noterete nel filmato, riconsegna gli oggetti in mano.

Anche qui, come al circo Barnum, gli spettatori all'inizio ridono. Ma il maiale sembra fare apposta nell'instillare disagio. A un certo punto, Mudslinger deve aprire e chiudere una scatola. Sarebbe stato saggio per lui fingere qualche incertezza, anche per creare suspense: invece, esegue subito, senza impaccio, meglio di come avrebbero fatto molti umani adulti. Per giunta, dopo l'esercizio, si guarda attorno con un'espressione che dice: "embé?".

E' comprensibile che l'unico momento di gioia sincera per il pubblico sia quando, verso la fine del numero, Mudslinger deve spingere un pallone in porta e, per mera sfortuna, colpisce il palo. Lì gli spettatori tentano di incoraggiarlo, felici di avere un'occasione per riabbassarlo al loro livello. Comunque, finiscono di dire "dai! ce la puoi fare!" quando Mudslinger sta già ribadendo in rete.

Ringrazio Loforestieroprolisso per il manifesto. In una mail, diceva di avercelo mandato in cambio di non so più che. Io so che moriva dalla voglia di farmelo vedere.

16 maggio 2006

L'angolo del maiale (16)

In estate, assistiamo al triste spettacolo dei cani abbandonati sulla strada. Un’auto si ferma, una portiera si apre, una mano spinge la bestia sulla piazzola o in un prato. La portiera si chiude e l’auto riparte sgommando. Il cane, incredulo, non sa che fare: abbaia, piange, rincorre il padrone e, quasi impazzito, si butta in mezzo alla strada, dove finisce travolto. Un esito prevedibile che rivela tutta la crudeltà dell’uomo, ma anche i limiti di carattere del cane.

In simili circostanze, ben altra è la reazione del maiale.

Nelle grandi civiltà orientali il maiale spesso figura fra gli animali domestici. I bambini lo amano per il suo aspetto paffuto; gli adulti apprezzano la sua disponibilità allo scherzo. “Un maiale in casa”, dice un proverbio cinese, “è come una goccia di rugiada che luccica su una foglia di loto nello splendore del mattino d’autunno dopo che la tempesta ha infierito sulla valle per tutta la notte e l'arcobaleno tarda a giungere”.

Ma il maiale è anche una macchina biologica perfetta. Grazie a un metabolismo inimitabile e non del tutto spiegato, il maiale trasforma tuberi, radici, ghiande e piccoli frutti in una spettacolare massa muscolare e adiposa. Cioè, cresce molto.

Quando un maiale oltrepassa il quintale, e comincia a riempire di sé qualunque stanza occupi, le famiglie sono costrette a scegliere: fare spazio, portando un nonno all’ospizio o costringendo un figlio a trovarsi un lavoro; oppure eliminare il maiale.

Spesso, eliminano il maiale. Alcune lo mangiano. Altre, cui non regge il cuore di farlo, tentano di sbarazzarsi di lui come si fa coi cani, liberandolo in aperta campagna.

“Vieni, bello, dobbiamo fare un viaggio”, dice allora il capofamiglia al maiale di casa mentre lo carica nel vano posteriore dell’auto.

“Scendi, adesso facciamo pipì”, gli dice ore dopo, in un luogo sperduto, con in faccia il più ipocrita dei sorrisi.

Il maiale, ubbidiente, scende e sbriga i suoi bisogni in un cespuglio. Tornato sul ciglio della strada, vede la macchina del capofamiglia che si allontana. Qui il cane impazzisce. Il maiale, invece, solleva le sopracciglia in un controllato moto di stupore. Forse, per un attimo, vive un sentimento di sconforto. Ma poi pianifica il viaggio di ritorno.

Di solito, si avvia subito nella direzione dell’auto in fuga. Però, se il viaggio è lungo, marcia di notte per risparmiare energie, riservando il giorno al riposo e al procacciamento del cibo. Ai bivi e nelle rotonde, trova la strada giusta come le rondini: col suo senso innato dell’orientamento (anche se alcuni, maligni, dicono che legga la cartellonistica stradale).

In capo a qualche giorno il maiale arriva in città. Lì, a volte, iniziano i problemi: nel caos dei centri urbani maggiori, persino un maiale può perdersi. Inoltre, privo com'è noto di parola, non può neppure chiedere indicazioni ai passanti. Capita allora che il maiale di ritorno cerchi una piazza, un incrocio o un altro luogo molto trafficato e vi si installi, all’ombra di un’edicola o di un monumento, attendendo paziente di vedere passare un membro della famiglia.

Nella foto, scattata nella popolosa città di Taipei, vedete Grufy, un maiale abbandonato, riconoscere e abbracciare Chen Hui. E’ l’unico figlio degli Hui, che, solo una settimana prima, avevano liberato il fido Grufy in una brughiera a 460 chilometri dalla città.

E’ arduo dire se, col suo slancio, Grufy volesse far leva sugli affetti o, semmai, creare un incidente imbarazzante per il giovane Chen. Si sa che i giovani si vergognano facilmente. Fatto sta che, notando i moltissimi passanti incuriositi, il giovane Chen ha caricato Grufy sulla motoretta e lo ha riportato a casa.

Il rientro è stato toccante. Il giovane Chen è entrato in salotto allargando le braccia e indicando l'ingresso con un gesto del capo: sulla soglia si stagliava Grufy, immobile e serio. Per attimi lunghissimi, papà e mamma Hui hanno guardato Grufy in silenzio, come cercando le parole. Per rompere il ghiaccio, e mostrare che non portava rancore, Grufy si è allora diretto al suo giaciglio abituale, un grande cesto di vimini accanto alla TV, dove si è presto addormentato.

Il resto della serata è passato in vivaci discussioni fra il giovane Chen e i genitori.

Il giorno dopo Li Peng Hui, il nonno, è stato accompagnato alla casa di riposo “Il celeste impero”.

Un ringraziamento a Daniele, che mi ha segnalato Grufy e altri maiali. Sono persone come lui che mi fanno credere che questa rubrica non sia del tutto inutile.

24 aprile 2006

L'angolo del maiale (15)

"Il potere logora chi non ce l'ha", dice una frase famosa. In realtà, tutti sanno che l'esposizione prolungata al potere causa mutazioni fisiche orrende. Gollum, Vader e lo stesso autore della frase ne sono esempi tristissimi.

Il potere abbruttisce chiunque, anche le creature più pure. Talvolta, persino i maiali! Nella foto, vedete Domingo: eletto delegato sindacale all'allevamento "La ghianda", ha fatto combutta coi padroni in cambio di miserabili orpelli. Il suo volto, un tempo amabile come quello di ogni suino, si è mutato nell'ennesima maschera del potere.

17 aprile 2006

L'angolo del maiale (14)

Lo sport moderno ha perso l'anima. La furia, la lotta, l'impatto dei corpi, la mente assorbita dall'azione ne sono stati per secoli il motivo dominante. Nell'antichità, l'agonismo era tutto. Non è un caso che le Olimpiadi causassero la sospensione delle guerre: non in onore agli dei, come si crede, ma perché gli atleti trovavano nello sport, vivo e selvaggio come era allora, soddisfazione più che adeguata del loro spirito pugnace.

Oggi, invece, lo sport è sotto il dominio della tecnica. Le macchine, le diete, le tabelle, i gesti studiati al videotape, le tattiche dei giochi di squadra, hanno trasformato gli atleti in robot. Le prestazioni sono migliorate. Ma, nelle mosse troppo consapevoli degli atleti, gli spettatori avvertono l'assenza di qualcosa. Per questo urlano come ossessi negli stadi, come per compensare la freddezza intrinseca dello spettacolo.

Per fortuna che c'è il maiale. Sull'onda dei suoi crescenti successi sportivi, si sono celebrate a Mosca le prime Pig Olympics. Nella foto, vedete una fase convulsa del torneo di calcio. Veri agonisti, e poco inclini al tatticismo, i maiali hanno giocato con un solo schema: "tutti sulla palla!". E non, sia chiaro, perché manchino di doti tecniche.

Ottima l'affluenza di pubblico, felice di riassaporare i vecchi valori dello sport.

29 marzo 2006

L'angolo del maiale (13)

Molti grandi artisti sono brutti. Perché? Forse perché le persone creative e malfatte vivono un divario fra l'alta concezione che hanno di sé e lo sguardo, indifferente, che un mondo superficiale riserva loro. Persone simili, potendo, cambierebbero il loro volto. Siccome non possono, sfogano il dolore nell'arte. Creano il bello nelle forme, con l'oscuro desiderio di appropriarsene. Perciò sull'opera appongono il loro nome.

Il maiale è bellissimo, ma lui non lo sa. La gente, ignorante, lo deride tutti i giorni. Lui, poveretto, se ne affligge. Come stupirsi che, a sua volta, cerchi la sua strada nell'arte?

Nella foto, Pinto, un piccolo maiale di razza Yucatan, è ritratto mentre completa un dipinto. Un ragazzo di bottega lo assiste. Fra le arti, il maiale ha sempre prediletto la pittura. Come notate, le setole sul muso fungono da pennello naturale. Quasi si direbbe che Dio gliele abbia date apposta per dipingere.

Abile negli accostamenti e preciso nelle linee, Pinto crea figure astratte che svelano tutto il sentimento di innocenza perduta che contraddistingue il maiale moderno. I colori hanno attratto l'attenzione di alcuni produttori di foulard.

Dopo anni di studi alla ricerca di un suo stile, Pinto presenterà in aprile la sua prima personale. L'evento si terrà presso lo zoo di Brooksfield (Illinois). Porgiamo a Pinto i nostri auguri.

Saprà il mondo capirlo?

16 marzo 2006

L'angolo del maiale (12)

Dai "porci con le ali" ai "maiali nello spazio", il maiale che vola appartiene alla cultura popolare. Tuttavia, la sola idea fa ridere: è come se il pubblico, pensando al maiale in aria, ci vedesse un contrasto, un ossimoro, un paradosso. Nessuno obietta all'asino che vola: anzi, i filosofi amano inserirlo fra le possibilità logiche. Nessuno si stupisce dell'elefante che decolla: anzi, Dumbo incanta i bambini. Il maiale, invece, è come avesse qualcosa di terrigno. Vilipeso per secoli, lo si associa al basso. Che possa sollevarsi sembra quasi grottesco.

Che ingiustizia.

In realtà, per volare, al maiale serve esattamente ciò che serve a chiunque: propulsione. Prendo la foto che vedete da una sequenza fotografica di un vecchio esperimento missilistico sovietico. Sembra un fotoromanzo. All'inizio, due aviatori ubriacano un maiale con la vodka e lo infilano in un'ogiva. Poi, caricano l'ogiva in un cannone. Un ufficiale ordina di sparare: il cannone scaglia l'ogiva e strani spettatori ne osservano la traiettoria. Infine, un paracadute si apre e riporta l'ogiva a terra. Il maiale, liberatosi da sé, esce integro, sulle sue zampe, di buon umore: insomma, per nulla danneggiato dal volo. A dimostrazione che è del tutto adatto.

A cosa mirava questo pericoloso esperimento? Secondo alcuni, si tratta di uno dei tanti tentativi falliti di impiegare il maiale in guerra. Come è noto, nessuno è mai riuscito a distoglierlo dal suo pacifismo. Secondo altri, i sovietici volevano provare sui maiali una cura rapida dell'ubriachezza: problema endemico, almeno allora, sia fra gli operai, sia fra i contadini dei kholkoz, sia fra i giovani universitari. Se osservate, noterete che alla fine il maiale pare molto più sobrio.

Ringrazio Daniele di Huevoblanco che, dopo averla avvistata su Giavasan, mi ha segnalato la sequenza. Quando vede un maiale, Daniele pensa a me.

21 febbraio 2006

L'angolo del maiale (11)

A campagna elettorale ormai avviata, si delinea il programma dei candidati premier per i prossimi cinque anni: tenere a bada i loro alleati. Il premier uscente, fanno sapere i suoi, fermerà con le sue mani i ministri che, apertasi la patta, tentino di sventolare l'uccello di fronte a un ambasciatore turco. Il rivale, sussurrano i collaboratori, si lancerà come un falco su parlamentari che, presi dall'entusiasmo, inizino una "haka" davanti ai familiari delle vittime di Nassiria.

Ma, si chiedono gli italiani, riusciranno i candidati a mantenere le promesse? Governare gli alleati è dura! I grandi leader politici del passato ci riuscivano solo dopo un lungo addestramento che, spesso, contemplava sfide con animali robusti. Per esempio, maiali.

In quel periodo, i porci della regione andarono fuori controllo, come fanno anche oggi in certe parti degli stati confinanti. Alcuni porci si inselvatichirono, e tutti, a causa del carattere dei suini, erano difficili da gestire. Tutte le risorse usuali andarono esaurite nel tentativo di caricarli a bordo. Non c'era che un'alternativa, quella che Abraham adottò. Li portò lui stesso a bordo, uno ad uno. Le lunghe braccia e la grande forza gli permisero di afferrarli in una morsa e di trasferirli rapidamente uno ad uno dalla riva alla barca.

L'Abraham in questione è Abraham Lincoln, poi diventato presidente degli Stati Uniti.

Ora, non so se i due candidati italiani abbiano affrontato un simile addestramento. Ma, al punto in cui siamo, credo sia necessario accertarlo. L'Italia non è gli Stati Uniti. E nessuno dei candidati mi sembra un Lincoln. Non si può certo pretendere che carichino su una nave un branco intero di maiali irrequieti. Ma, anche in una modesta potenza mediterranea come la nostra, almeno un esemplare il Presidente del Consiglio deve essere capace di caricarlo.

E abbiamo già un volontario: Brutal, un maiale umbro appassionato di politica (nella foto). Brutal, che era assai pacifico da piccolo, ha sviluppato un carattere impaziente e aggressivo a furia di ascoltare i discorsi dei politici italiani alla TV ("Brutal" è un soprannome recente). Brutal, con cenni significativi del muso, si è manifestato disponibile a partecipare a una "prova Lincoln", in cui i due candidati premier tentino, in prove successive, di caricarlo su un veicolo. Il tempo impiegato da ciascun candidato stabilirebbe il vincitore.

La prova, che si svolgerebbe in diretta in uno studio televisivo, sostituirebbe il classico dibattito fra sfidanti che, come è noto, serve solo a far chiacchiere. Il pubblico apprezzerebbe la novità e coglierebbe la metafora del "portare a bordo", o del "tenere a bordo", alleati selvatici.

Accetteranno la sfida i candidati? Li vedremo in TV alle prese con Brutal? Sapranno "Mortadella" e "Vino al metanolo" farsi onore? Ma soprattutto: che fare qualora fosse Brutal a caricare entrambi sul veicolo?

02 febbraio 2006

L'angolo del maiale (10)

Con l'avvicinarsi delle Olimpiadi invernali di Torino, tornano le polemiche sullo specismo. Come è noto, lo sport vieta alle specie non umane di iscriversi alle gare. Certo, ci sono discipline con animali in campo, come l'equitazione. Ma, in questo caso, il cavallo serve da semplice strumento: corre, salta, assaggia il frustino; il cavaliere sta seduto e prende le medaglie. Al massimo, l'animale entra nelle foto del vincitore, onore ben magro che a volte capita anche a un giavellotto.

Per onestà, bisogna dire che molti animali si disinteressano allo sport. Non è il caso del maiale, che è attratto dalle medaglie. Già sapete che eccelle nei tuffi e nel nuoto, discipline storiche delle Olimpiadi estive. Forse non sapevate ancora che è un ottimo podista da neve. Gli esseri umani corrono male nella neve, affondando a ogni passo e scivolando come saponette. I maiali, invece, hanno baricentro basso, peso ben distribuito sulle zampe, alluci a punta che fungono da ramponi e, soprattutto, fame di vittoria.

Nella foto, scattata a Milano dopo la recente nevicata, un plotoncino di maiali si cimenta in un test sulla pista sciistica di via De Amicis. I maiali sono forniti di pettorale. Nel test, organizzato da un gruppo carbonaro di amici del suino, i maiali hanno spiccato tempi di grande rilievo. Se i prossimi test confermeranno questi risultati, il gruppo carbonaro progetta di immettere i maiali sul percorso della 50 km di fondo olimpica, in programma il 26 febbraio. Pensate allo spettacolo dei maiali che, senza attrezzatura, superano in salita campioni russi, norvegesi e italiani muniti di sci.

26 gennaio 2006

L'angolo del maiale (9)

Il maiale ha una debolezza: i premi. Ditegli "Cicci cicci! Ma come sei bello!" e lui vi guarderà indifferente. Ditegli "Cicci cicci! Ma come sei intelligente!", e si chiederà chi siate voi per esprimere simili giudizi. Ditegli "Cicci cicci! Ma come sei simpatico!" e, sempre più diffidente, si interrogherà sulle vostre vere intenzioni.

Ma dite al maiale: "Cicci cicci! Qui bisognerebbe candidarti a un premio!" e noterete il suo sguardo accendersi, la sua bocca aprirsi, la sua coda drizzarsi: segni evidenti che ha già smarrito le sue facoltà critiche.

Nella foto vedete un maialino in braccio a Andy Moore, il figlio del fondatore del famoso allevamento dell'Arkansas. Il maialino esibisce una coccarda per il premio "Lattonzolo del mese". Il giovane Moore contiene a stento l'esultanza del maialino.

Purtroppo, la coccarda è fasulla: i Moore, come altri allevatori, le fabbricano al solo scopo di fare felici i maiali. Cosa che, si crede, ne migliora la qualità delle carni. La pratica diffusa di confinare i maiali in un mondo di premi fasulli solleva delicate questioni etiche.

18 gennaio 2006

L'angolo del maiale (8)

Il maiale è un amico della scienza. Mentre gli esseri umani si indignano al solo pensiero che qualcuno manipoli il loro DNA (come se avessero motivi di andarne orgogliosi), il maiale è dinamico, aperto, voglioso di migliorare. Perciò, partecipa senza opporsi agli esperimenti più arditi.

In questa foto, potete ammirare un maiale fosforescente. Ricercatori di Taiwan hanno creato questa razza fondendo il DNA del maiale con geni di medusa. Alla luce del giorno, il maiale fosforescente si distingue dal vecchio maiale solo per il colore del naso, delle labbra e delle dita: un verde acido tipo Stabilo Boss. Di notte, invece, il maiale fosforescente assicura una discreta illuminazione.

Purtroppo, mancando un interruttore, è impossibile usare la razza come abat jour: per ora, bisognerà accontentarsi di versioni giocattolo. Per il resto, le applicazioni del maiale fosforescente sembrano infinite:

  • segnalatore d'emergenza in autostrada (da tenere in auto in luogo del triangolo);
  • luce notturna da giardino (contro i ladri);
  • soccorritore di montagna (il maiale potrebbe calarsi nei dirupi e, raggiunti gli alpinisti caduti, fare luce e facilitare il salvataggio);
  • tracciante luminoso (imbarcazioni in avaria potrebbero sparare un maiale, fornito di paracadute, nel cielo stellato, dove sarebbe visibile a grande distanza);
  • cubista (in discoteche di tendenza).

Come vedete dalla foto, la manipolazione genetica non ha cattivi effetti sul maiale, che conserva il suo tipico tratto affettuoso.

12 gennaio 2006

L'angolo del maiale (7)

Il maiale è un simbolo della lussuria. Forse perché si rotola nel fango con piacere visibile, si pensa che sia sfrenato anche nel sesso. "Porco!", dice la donna all’uomo che espone le sue intenzioni senza camuffamenti sentimentali. "Porca!", dice l’uomo alla donna che gode senza le ritrosie che, si immagina, le sono connaturate. Allo stesso modo, si dice che uno mangia come un maiale, che beve come un maiale, che sguazza in X come un maiale: cioè, con eccesso e senza sensi di colpa.

Direte: “sia lode al maiale!” Sì. Solo che in realtà il maiale è romantico. Timidissimo, il maschio si avvicina alla femmina con fare circospetto, segnalando il suo interesse con un sorriso imbarazzato. Subito, la femmina si ritrae un po', abbassando castamente lo sguardo. Seguono rituali sofisticati di corteggiamento. All'inizio, il maschio porta qualche ghianda, che la femmina accetta porgendo il muso, concedendo che lui lo strofini. Con radici, tuberi, piccoli frutti, i due creano una confidenza crescente. Infine, fattosi coraggio, il maschio si presenta con una piantina di alloro: se lei la accetta, segnala la sua disponibilità voltandosi. Solo allora il maiale dà sfogo alla sua robusta sessualità.

19 dicembre 2005

L’angolo del maiale (6)

Nei cosiddetti secoli oscuri succedeva che, prima di uccidere un maiale, lo si sottoponesse a regolare processo. In Notre-Dame de Paris, Victor Hugo scrive:

“... nei conti della prevostura per il 1466, troviamo un curioso dettaglio riguardante le spese per il processo a Gilles-Soulart e alla sua scrofa, giustiziati per i loro misfatti a Corbeil. C’è tutto: il costo della fossa per seppellire la scrofa, le cinquecento fascine di legno secco comprate sul porto di Morsant, le tre pinte di vino e il pane, ultimo pasto del reo fraternamente condiviso con il boia, financo gli undici giorni di custodia e di vitto della scrofa a otto denari parigini l’uno”.

Oggi, invece, in spregio alle nostre tradizioni giuridiche, milioni e milioni di maiali sono uccisi senza diritto alla difesa. Solo la Svizzera conserva un minimo di civiltà. In questa foto, che ci giunge da Bettmeralp (nel Cantone Vallese), un gruppo di maiali assiste a un’udienza dalla gabbia degli imputati. Il processo, che si svolge ogni anno, prevede una giuria popolare, che decide se a Natale il maiale deve vivere o morire. L’accusa è affidata al sindaco; la difesa al poeta locale, che di solito presenta una composizione in versi. I maiali sono stati sempre condannati negli ultimi tre secoli.

23 novembre 2005

L’angolo del maiale (5)

In una scena di Il sole, recensito qui sotto dal nostro Rodolfo, i generali propongono a Hirohito di lanciare cani pastore kamikaze contro le truppe americane. Molti storici, invece, credono che si trattasse di maiali: un piano segreto ne avrebbe previsto l’uso a Okinawa per contrastare lo sbarco nemico. Secondo il piano, l’aviazione giapponese avrebbe paracadutato i suini sulla spiaggia: gli americani, colpiti dalla scena surreale, e divertiti dalle battute inevitabili sui porci con le ali, si sarebbero assembrati intorno ai maiali dopo l’atterraggio, senza notare le micce accese nel culo delle bestie.

Si crede che, dopo un riuscito addestramento dei maiali al lancio, il piano sia fallito a causa della diserzione degli stessi la notte prima della battaglia. Non è noto se i maiali abbiano forzato il recinto da sé, o se spie americane vi abbiano contribuito: resta che gli istruttori giapponesi, giunti alla fattoria di buon mattino, tutti muniti di candelotti e lubrificante, la trovarono vuota. Questo episodio dice che, fra i mammiferi, il maiale non è la specie che spicca di più per spirito patriottico. Non a caso, si ritiene anche che sia molto intelligente.

Ciò non toglie che, in ruoli adatti alle loro capacità, e rispettosi delle convenzioni internazionali, molti maiali amano arruolarsi nell’esercito. Per esempio, in questa foto dalla Russia, due porcelli si preparano a una parata insieme ai commilitoni della 6° Divisione Furieri.

17 novembre 2005

L’angolo del maiale (4)

Dai buoi che scappano prima che chiudiate la stalla al cavallo scappato che si castiga da sé, la cultura popolare è ricca di proverbi con animali in fuga. Il maiale non vi compare mai. Per questo molti credono che il maiale sia, come dire, un po’ sottomesso. In realtà, preferisce nuotare. In questa immagine, che ci arriva dalla Cina, un gruppo di maiali fugge dall’allevamento “San Daniele”, appena sorto nel nuovo distretto del prosciutto di Shangai. Avendo i cinesi, inesperti, costruito il recinto in riva a un fiume, una vecchia scrofa (l’esemplare più in alto) ne ha subito approfittato, trascinando nella fuga i giovani.

10 novembre 2005

L’angolo del maiale (3)

L’arte, dice Gide, è una collaborazione fra Dio e l’artista. Ma, sotto un altro aspetto, è anche una lunga congiura contro il maiale.

Fin dall’antichità gli animali più vari appaiono in statue e dipinti. Gazzelle e mufloni colorano le caverne preistoriche. Scorpioni e serpenti adornano le tombe dei faraoni. Imperatori a cavallo svettano nelle piazze della Roma antica. Pesci guizzano sui muri delle catacombe cristiane. Mucche pascolano lungo i bassorilievi gotici. Aquile aprono gli artigli nelle miniature medievali. Persino liocorni, fenici e altre bestie immaginarie trovano il loro posto. Unico assente: il realissimo maiale.

Perché una bestia che, da sempre, dona all’uomo carne, simpatia e, a volte, calore notturno resta esclusa dall’arte? Non lo sappiamo. Il Rinascimento, un fase di rinnovamento, per qualche tempo sembra promettente. Leonardo dipinge ermellini. Duhrer incide rinoceronti. Nei dipinti di Bosch, pieni di creature fantastiche, si intravedono figure che, nella zampa, nel grugno, nelle orecchie, hanno una qualche parvenza suina. Il maiale sembra dover apparire da un momento all’altro. Ma, all’improvviso, nel Seicento, è come se gli artisti credessero di avere esaurito i soggetti animali: come per beffa, passano a dipingere nature morte!

Seguono secoli bui dove, al massimo, un cane si infila in un ritratto o un gregge attraversa un paesaggio romano.

Il Novecento, con le sue sperimentazioni furiose, sembra di nuovo un momento buono: possibile che nessuno dipinga un maiale? Macché! Spuntano pipe, orologi sciolti, merde d’artista, tele tagliate, persino un asino appeso al soffitto: tutto, insomma, ma del maiale nemmeno la coda.

Di fronte alla piccineria degli artisti, solo una reazione del pubblico può salvare il futuro figurativo e astratto del maiale. Un esempio lodevole è il ragioner Giannuzzi, di Rho. Nella foto, lo vediamo accompagnare una statua suina, commissionata a un artista locale che, come prevedibile, si è rifiutato di firmarla. La statua, trainata da un camion, è diretta alla villetta del Giannuzzi, che vuole fare una sorpresa alla moglie.

03 novembre 2005

L’angolo del maiale (2)

Per secoli, il maiale è stato la gioia del contadino. Comprato in primavera, allevato tutto l’anno, sgozzato a Natale, il maiale in Occidente ha deciso la dura lotta per la supremazia delle feste, dove la Pasqua opponeva l’agnello: creatura simpatica, ma senza la personalità travolgente del suino. Ancora oggi nelle società più povere, dove sopravvivono i valori veri, il maiale è un riferimento. Nella foto, scattata in Romania durante una delle tipiche alluvioni, un contadino pone in salvo la famiglia cominciando proprio dal porcello. Fuori quadro, moglie e figli attendono nel fango. Bestia generosa, il porcello non risparmia un grugnito di apprezzamento.

10 ottobre 2005

L’angolo del maiale (1)

Fra i mammiferi da competizione, il maiale è uno dei meno considerati. Mentre cavalli, cani, cammelli, gli esseri umani stessi hanno doti atletiche evidenti, il maiale cela le sue sotto un aspetto grassoccio che, anche nello sportivo accanito, accende al più fantasie alimentari. Solo da poco il maiale ha trovato posto nello sport; finalmente, in tutto il mondo, pionieri coraggiosi organizzano gare di corsa, nuoto, salto degli ostacoli per suini. Ma il maiale è innanzi tutto uno splendido tuffatore. Negli allevamenti è coperto di fango non perché, come dicono i maligni, trascuri la pulizia: bensì sfoga la sua natura come può, con tuffi nelle pozze, non avendo piscine a disposizione. Dategliene una, con trampolino adatto. Subito, senza dirgli niente, lo vedrete allontanarsi, prendere la rincorsa, partire e tuffarsi cercando la massima lunghezza. Nella foto, che viene dall’Australia, un esemplare femmina tenta appunto un record dalla piattaforma dei cinque metri. Il maiale è meno abile nelle figure acrobatiche.