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05 settembre 2007

Ginevra (Svizzera)

Giano la tartaruga con due teste

Oggi. Le due teste della tartaruga Giano si contendono una foglia di insalata. La battaglia è oziosa, visto che hanno lo stomaco in comune.

Giano, che vive al museo di storia naturale, ha da poco compiuto dieci anni.

24 aprile 2007

Xiangfan (Cina)

Global warming

Oggi: un gruppo di papere attraversa a piedi lo stagno locale, da giorni in secca a causa della temperatura eccezionale nella regione. Secondo gli studiosi, il riscaldamento globale sta già provocando cambiamenti evidenti nelle abitudini degli animali.

26 novembre 2006

Il polonio 210 si vende su Internet (Segni di vita 8)

Plutonio 210 a 69$

Dopo l'avvelenamento di Alexander Litvinenko, ho letto (sui giornali) che, siccome è difficile reperire il polonio 210 in Occidente, è probabile che i sicari abbiano base in Russia. Cioè, che siano stati inviati da Putin.

Oggi ho scoperto (sui blog) che il polonio 210 è in vendita su Internet: 69$ la dose.

(Via il solito Marginal Revolution).

Aggiornamento (27.11.06): Dynamics of Cats (@ ScienceBlogs) menziona lo stesso dettagliante; se capisco bene, la dose di polonio 210 in vendita è 1 microcurie, mentre Litvinenko potrebbe averne assunto 1 o 2 millicurie (1000 o 2000 volte di più). Comunque, si tratta di "un valido isotopo commerciale, prodotto e venduto in quantità significative".

13 settembre 2006

I soldi non danno la felicità ma (forse) aiutano a dormire

Scopro su Marginal Revolution una ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology che dimostra che i ricchi dormono meglio dei poveri. L'autrice, la professoressa Diane Lauderdale, ha studiato 699 americani di età compresa fra i 35 e i 50 anni e ha trovato una correlazione convincente fra la qualità del sonno e il reddito del dormiente.

La tabella qui sopra sintetizza i risultati. Il "time in bed" sono le ore passate a letto. La "sleep duration" sono le ore effettive di sonno. La "sleep latency" sono i minuti a letto senza sonno. La "sleep efficiency" è la percentuale di tempo a letto spesa in sonno effettivo (ossia, sleep duration / time in bed).

Come vedete, le persone con un reddito inferiore a 16.000 $ sono quelle che passano più tempo a letto. Ma anche quelle che dormono meno. Col crescere del reddito, il tempo a letto tende a ridursi ma il sonno diventa più efficiente: i più ricchi dormono circa un'ora di più dei più poveri.

Come spiegare questo fenomeno? Verrebbe subito da pensare che i poveri abbiano più preoccupazioni e fatichino ad addormentarsi. Ma potrebbe anche essere che i ricchi, sia pure a loro volta preoccupati, dormano bene perché si curano meglio, fanno pù sport, mangiano cibi più sani.

E se invece fosse che chi dorme meglio è più produttivo e quindi guadagna di più?

(Nota personale: io dormo bene e guadagno poco).

08 settembre 2006

Scene di vita (100)

Cape Canaveral (Florida, ieri). Un fulmine colpisce un edificio della NASA. Oggi, l'ente spaziale americano ha annunciato un nuovo rinvio del lancio di Atlantis. Una serie sfortunata di piccoli incidenti e eventi atmosferici tiene a terra la navicella dal 27 agosto, quando un primo fulmine aveva colpito la rampa di decollo. Un nuovo tentativo è in programma per domani. Gli astronauti si dichiarano tranquilli.

01 settembre 2006

Criticare il prossimo fa sembrare intelligenti

Il post di Rodolfo di martedì mi ha fatto conoscere Michiko Kakutani. E’ un critico temibile, che ha acquistato autorità nella comunità letteraria anche grazie alle stroncature di molti autori famosi, da Susan Sontag a John Updike. Qui c'è un articolo significativo su di lei (linkato da Tommaso nei commenti al post di Rodolfo).

Oggi la Kakutani mi è tornata in mente leggendo l’eccellente blog di Bob Sutton (uno studioso di management; il suo Hard Facts è nella mia lista degli acquisti). In questo post, Sutton parla dell’effetto “Brilliant but cruel”: la gente tende a giudicare intelligenti le persone che criticano gli altri.

L’effetto fu descritto per la prima volta da Teresa Amabile, una ricercatrice di Harvard. In un esperimento, l’Amabile chiese a un gruppo di persone di leggere una serie di recensioni letterarie: alcune negative, altre positive verso il libro recensito. Le persone dovevano esprimere un giudizio su: a) la simpatia degli autori delle recensioni, b) l'intelligenza degli stessi.

Il risultato fu che gli autori delle recensioni negative furono giudicati meno simpatici ma più intelligenti degli autori di quelle positive. Ciò accadeva anche per le recensioni negative che esperti indipendenti ritenevano di qualità bassa.

La conseguenza sembra questa: se volete sembrare intelligenti, criticare il prossimo è un mezzo a buon mercato per riuscirci. Ciò come regola generale.

Se poi siete critici letterari (fra i nostri lettori ne circola qualcuno), il consiglio è: non fate l’errore di recensire solo libri che vi piacciono, punendo i libri brutti col semplice silenzio. Anzi, appena ne trovate uno, approfittatene per scrivere stroncature sincere.

Bob Sutton cita l’effetto “Brilliant but cruel” nel contesto della ricerca sugli stronzi (il suo ultimo libro si intitola The Asshole Factor). La tesi di Sutton è che le imprese dovrebbero cercarli ed eliminarli: secondo Sutton gli stronzi, per quanto potenti e autorevoli, danneggiano la produttività dei colleghi e dei sottoposti.

13 luglio 2006

Scambiereste un SUV con una EV1?

Dopo "The Corporation" e "Fast Food Nation", è uscito negli Stati Uniti un nuovo film sui misfatti delle grandi multinazionali: "Who Killed the Electric Car?". Il documentario, girato da Chris Payne e prodotto dalla Sony (una grande multinazionale), narra la storia della EV1, un'auto elettrica messa in commercio da GM nel 1996. GM ha ritirato e distrutto le ultime EV1 in circolazione nel 2005.

Qui c'è un articolo di presentazione di Repubblica. Qui potete vedere il trailer, che illustra in un minuto la teoria sostenuta nel film:

  1. la EV1 era un'auto ecologica, efficiente, adatta alle esigenze "del 90% della popolazione";

  2. GM ha abbandonato la EV1;

  3. la chiusura del progetto giovava alle compagnie petrolifere;

  4. è probabile che le compagnie petrolifere abbiano costretto GM a chiudere il progetto.

Il punto 4 è del tutto deduttivo: a quanto pare, il film non offre alcuna prova.

Quanto alla bontà della deduzione, non mi è chiaro il punto 3. L'elettricità è un sistema di alimentazione, non una fonte di energia. Gran parte dell'elettricità mondiale è ottenuta dal petrolio o da altri combustibili fossili. In un certo senso, l'elettricità è un derivato tanto quanto la benzina.

Passare dal motore a scoppio a quello elettrico significa solo spostare il consumo di combustibile da valle (le automobili) a monte (le centrali elettriche). Che alle multinazionali convenga di più vendere benzina agli automobilisti piuttosto che olio combustibile (o gas, o carbone) ai produttori elettrici è da dimostrare.

Allo stesso modo, è da dimostrare che la EV1 soddisfacesse le esigenze del "90% della popolazione". Wikipedia informa che la EV1 aveva un'autonomia compresa fra le 75 e le 150 miglia (con batterie NiMH). La ricarica richiedeva dalle 6 alle 8 ore (che si riducevano a 2 con un'apparecchiatura in dotazione da installare nel garage di casa). E David Friedman (il figlio del premio Nobel per l'economia Milton Friedman) riporta una fonte di GM che dice che le prestazioni effettive erano anche peggiori.

General Motors ha perso due miliardi di dollari nel progetto, e ha perso soldi su ogni singola EV1 prodotta. I ricavi del leasing non coprivano neppure i costi dell'assistenza.

L'autonomia di 130 miglia è fasulla. Nessun veicolo l'ha mai raggiunta in condizioni normali di guida. Accendere l'aria condizionata o il riscaldamento poteva dimezzare l'autonomia. Solo viaggiare con le luci accese la riduceva del 10% [...].

Batterie NiMH che duravano 3 anni in fase di test venivano meno dopo solo 6 mesi sulle automobili in servizio. Non c'era modo di impedire che si surriscaldassero, a meno di raddoppiare la dimensione dell'alloggio delle batterie...

Non ho i mezzi per verificare che la fonte di Friedman sia sincera. Ma ricordatevi di questo post quando sentirete Beppe Grillo parlare del film.

12 luglio 2006

Importa sapere da dove vengono i gay?

Sul suo blog, il sempre ragionevole Massimo Pigliucci riferisce di nuovi studi sull'omosessualità.

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa Proceedings of the National Academy of Sciences da Ivanka Savic e colleghi indica che il cervello delle donne lesbische reagisce agli stimoli sessuali in modo diverso rispetto a quello delle donne eterosessuali. I ricercatori hanno trovato che le lesbische rispondono sia a AND, un derivativo del progesterone, sia EST, una sostanza simile agli estrogeni – entrambi gli ormoni partecipano alle reazioni sessuali negli esseri umani. Il risultato interessante è che le lesbiche elaborano questi ormoni in modo simile a quello degli uomini eterosessuali e diverso da quello delle donne eterosessuali.

Lo stesso gruppo di scienziati aveva trovato in precedenza che l'ipotalamo anteriore si attiva in risposta ad AND (rintracciabile nel sudore) sia negli uomini omosessuali sia nelle donne eterosessuali, mentre la stessa regione del cervello risponde a EST negli uomini eterosessuali.

Queste ricerche, che mirano a svelare differenze biologiche fra omosessuali ed eterosessuali, suscitano spesso contrasti. Alcuni le prendono come una prova che l'omosessualità è naturale. A dispetto di chi dice che l'omosessualità sia un vizio (come ogni tanto fanno ancora i preti), queste ricerche mostrerebbero che gli omosessuali sottostanno a un imperio biologico quanto chiunque altro.

Altri temono che queste ricerche siano un modo di ricacciare, o di mantenere, gli omosessuali nel recinto dell'anomalo. Anche le malattie sono naturali, in fondo. Un gene dell'omosessualità, più che dimostrare la normalità dei gay, rischierebbe di metterli nella stessa categoria degli albini o degli emofiliaci.

Inoltre, secondo molti le basi biologiche dell'omosessualità sono irrilevanti. Si dice: il riconoscimento delle libertà sessuali ha le sue basi nell'esperienza umana. Se l'affettività gay è ricca, genuina, profonda, già sappiamo che ha diritto allo stesso rispetto che diamo a quella etero. Non importa sapere da dove vengono i gay.

Su questo punto, io ho le idee confuse. Sono d'accordo che la base dei diritti sta nella realtà delle persone. Allo stesso tempo, il nemico dei gay è l'omofobia. E l'omofobia non mi pare un sentimento spontaneo: molte civiltà non l'hanno mai conosciuto. La persecuzione degli omosessuali è spesso stato opera delle autorità, più che della gente comune. E le autorità, soprattutto quelle religiose, riproducono se stesse per mezzo di discorsi: sull'utile e il dannoso, il giusto e l'ingiusto, il naturale e l'innaturale.

Perciò, mi pare, le ricerche sul sesso hanno il merito di sottrarre terreno alle dichiarazioni dogmatiche delle varie autorità. Da questo punto di vista, lo studio citato da Pigliucci ci dice che:

  • i processi di elaborazione degli ormoni, che guidano i nostri gusti sessuali, sono di più di due tipi;

  • la natura, nel distribuire questi processi fra i sessi, si concede margini di libertà; una donna può avere tutti i caratteri primari di una donna ed elaborare gli ormoni AND e EST in modo simile a come lo elaborano gli uomini.

A me, come tutto ciò che mostra che siamo più liberi e diversi di quanto crediamo, queste sembrano buone notizie. Mi viene da credere che paiano cattive a chi, invece, crede in una natura sessuale fissa stabilita da Dio.

08 giugno 2006

Credere nel credere non è come credere

E’ uscita sulla New York Review of Books una nuova recensione di Breaking the Spell: Religion as a Natural Phenomenon, il libro di Daniel Dennett di cui mi sono occupata mesi fa (1, 2, 3, 4). Non l’ho ancora letto: per ora, sono impegnata col libro di Dennett su Darwin.

Non tornerei su Breaking the Spell non fosse per l’autore della recensione: Freeman Dyson, famoso come fisico, matematico, divulgatore scientifico e per le sue posizioni concilianti verso la religione. Fra l’altro, Freeman Dyson ha ricevuto il Templeton Prize, un assegno piuttosto ricco (circa 800.000 sterline) dato a personaggi che, nel campo della scienza o della religione, hanno fatto convergere i due campi. Di solito il Templeton Prize è dato a religiosi e teologi fermi sulle loro posizioni o a scienziati che cedono terreno alla religione (qui un elenco dei vincitori).

Sia Dennett sia Dyson appartengono alla cultura scientifica: ciò nonostante, l'uno crede che la scienza sia (molto) più razionale della religione; l'altro crede che scienza e religione abbiano, per usare una formula trita ma aderente alle idee di Dyson, "pari dignità" come visioni del mondo.

Non recensisco la recensione di Dyson, ma segnalo due passaggi interessanti.

Il primo è dove Dyson si sofferma su una teoria avanzata da Dennett, quella che la fede religiosa non è un vero credere, bensì un "credere nel credere" (“belief in belief”). Dennett dice che se i fedeli dovessero credere davvero ai dogmi, la religione sarebbe poco diffusa. Per fortuna, la religione si accontenta di meno: è sufficiente che il fedele giudichi il credere desiderabile.

Per esempio, pochi cristiani riescono a credere che l’ostia sia fatta letteralmente del corpo e del sangue di Cristo; ma tutti si sforzano di pensare che sia vero.

Che la fede si fondi più su una tensione personale che su basi epistemologiche traspare nel linguaggio comune: i cristiani associano alla fede aggettivi morali (fede “forte”, fede “debole”) e ne parlano come di un cammino progressivo (il “perfezionarsi” o, di nuovo, il “fortificarsi” della fede). Nessuno usa un linguaggio simile per, poniamo, la credenza che il tavolo davanti a lui è fatto di legno.

Da questo punto di vista, si potrebbe caratterizzare l'ateismo come una fiducia nel credere puro e semplice.

Il secondo passaggio è il commento di Dyson ai capitoli finali di Breaking the Spell, dove Dennett accusa la religione di causare violenze e delitti. Dennett cita la frase del fisico Stephen Weinberg:

La gente buona fa cose buone, e quella cattiva cose cattive. Ma perché la gente buona faccia cose cattive – ci vuole la religione.

Dyson ha gioco facile a rispondere:

e perché la gente cattiva faccia cose buone – ci vuole la religione.

Qui parteggio per Dyson. Non so se la religione spinga le persone ad azioni buone che non avrebbero fatto da atei. Ma ciò vale anche per le azioni cattive. Quando persone religiose cadono nella violenza, nell'intolleranza, nel terrorismo, come si può sostenere che, senza la fede, non avrebbero trovato altri motivi per caderci? La religione, più che una causa dei vizi umani, potrebbe essere solo una delle tante conseguenze.

12 aprile 2006

Scene di vita (77)

Mashhad (Iran), ieri. Danzatori in costumi tipici innalzano fialette contenenti gas UF6 arricchito. Durante lo spettacolo, trasmesso in diretta TV, il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha annunciato che gli esperti iraniani ormai controllano la tecnologia di arricchimento dell'uranio. Ahmadinejad ha detto che l'Iran userà questa tecnologia per scopi civili. Il gas UF6, un composto dell'uranio, è tossico, altamente radioattivo e corrode i metalli.

03 aprile 2006

Non fatelo vedere a Grillo (3)

Un'alternativa efficiente al telefonino. Le cabine portatili si collegano alla rete in milioni di punti di accesso già esistenti (le prese).

29 marzo 2006

Come si valutano i rischi del nucleare?

Il 26 aprile sarà il ventesimo anniversario del disastro di Chernobyl. Siamo solo a fine marzo, ma già su internet e sulla stampa fioriscono le rievocazioni e i dibattiti.

Il nucleare è di attualità. Nel discorso sullo stato dell'unione, Bush ha annunciato che gli Stati Uniti dovranno rendersi indipendenti dal petrolio straniero. E' inverosimile che possano riuscirsi senza nuove centrali nucleari. In Italia, politici e industriali si lamentano sempre più spesso del referendum del 1987, che causò la chiusura del nucleare italiano. ENEL, nel frattempo, sta acquistando centrali nucleari in Slovacchia.

Non è chiaro se il nucleare convenga (ne parlava tempo fa Massimo Morelli). Con le tecnologie attuali, i costi di costruire una centrale nucleare sono molto alti. Tuttavia, la ricerca sul nucleare civile ristagna da trent'anni: se i governi investissero sulla ricerca, è probabile che i costi scenderebbero molto, come è accaduto di recente con le centrali a gas.

Rimangono i rischi: come si valutano? Di per sé, i numeri sul nucleare sono tranquillizzanti. Le probabilità di incidente, anche con le tecnologie attuali, sono bassissime. Vivere nei pressi di una centrale nucleare non è più rischioso che abitare sotto il Vesuvio.

A me i numeri piacciono. Sono un'arma della razionalità. Rivelano tante cose. E, in effetti, io al nucleare sono favorevole. Tuttavia, i numeri possono anche occultare.

Per esempio, i numeri occultano la vita reale delle persone. Robert Knoth e Antoniette de Jong, due fotografi americani, stanno per pubblicare un libro sulle vittime dell'inquinamento nucleare nei paesi dell'ex Unione Sovietica. Fra le molte vicende riportate, a me colpisce molto quella di Michael e Vladimir Iariga. Sono due fratelli di Minsk, gemelli omozigoti: quindi, identici al concepimento. Li vedete nella foto. Qui altre immagini e una presentazione del libro.

23 marzo 2006

I tabù (2/2)

Secondo la teoria fortuita dei tabù, un tabù si sviluppa quando un’azione è possibile ma, per caso, nessuno la fa per molto tempo.

Questa teoria offre ben due possibili spiegazioni del grande tabù dell’incesto.

La prima è che il tabù risalga ai tempi in cui, a causa dell’alimentazione carente e di un’esposizione alle intemperie continua, già a 25 anni le donne somigliavano a Madre Teresa di Calcutta e gli uomini al vecchietto del West. Quando i figli crescevano e, per ipotesi, i genitori tentavano di accoppiarsi con loro, i figli li respingevano urlando. Potevano accoppiarsi fratello e sorella: ma è probabile che già all’epoca le donne volessero elevarsi sopra la propria famiglia. Perciò respingevano urlando pure il fratello.

Così i consanguinei non facevano mai sesso fra loro e col tempo l'incesto divenne tabù.

Si spiegherebbe anche perché l’incesto sia endemico nell’aristocrazia. Lì i parenti stretti sono in cima alla scala sociale e le donne non hanno candidati migliori.

La seconda spiegazione è che, alla nascita, ci vuole molto tempo prima che un essere umano sembri sexy a qualcuno che non sia un pervertito. Anche ipotizzando, per esagerare, che un bambino diventi sexy a 5 anni, avrà già vissuto a lungo coi genitori e coi fratelli senza che loro abbiano mai pensato di accoppiarsi con lui. Cinque anni potrebbero bastare perché si formi il tabù.

Gli antropologi conoscono da tempo un fenomeno simile, l’effetto Westermarck (da Edward Westermarck, lo scienziato finlandese che lo scoprì alla fine dell’Ottocento):

Effetto Westermarck

Se una persona passa i primi anni della vita in prossimità stretta con un’altra persona, in seguito i due non proveranno attrazione sessuale reciproca.

Un caso di effetto Westermarck accade nei kibbutz, le cooperative israeliane multifamiliari in cui i membri dividono vitto e alloggio. Come è noto, è rarissimo che bambini cresciuti insieme in un kibbutz poi si sposino da adulti. Inoltre, gli studi sull’incesto dicono che:

  • nelle famiglie adottive l’incesto fra genitori e figli è altrettanto infrequente che nelle famiglie biologiche; ciò spiazza le spiegazioni genetiche;

  • la maggior parte dei casi di incesto fraterno avviene tra fratelli separati alla nascita;

  • la maggior parte dei casi totali di incesto coinvolge parenti che non hanno vissuto coi bambini (zii, nonni);

  • fra i genitori, l’incesto della madre è assai più raro dell’incesto del padre; infatti, spesso il padre in famiglia non c’è mai; o appunto inizia ad accorgersi dei figli solo quando diventano sexy.

L’effetto Westermarck spiega perché fratelli e sorelle, genitori e figli, di solito non fatichino molto a non saltarsi addosso fra loro. Freud dice che si trattengono, e che lo pagano con la nevrosi. Ma è chiaro che ha torto: se i parenti si sentissero attratti, finirebbero a letto.

L’effetto Westermarck è una regolarità empirica. La teoria fortuita deduce l'effetto Westermarck come caso particolare. La teoria fortuita spiega anche perché l’effetto riguardi solo persone nei primi anni di vita: se sono adulte, la regola è che due persone che vivono in prossimità stretta a un certo punto si accoppino.

La teoria fortuita dei tabù è utile. Nella vita quotidiana, potete sfruttarla per imporre al prossimo proibizioni senza spiegargli il motivo. Tutto ciò che serve è impedirgli di compiere un’azione per un tempo sufficiente.

Per esempio, nella vita di coppia ci saranno argomenti che vi infastidiscono, come le finanze di casa, lo stato del condominio, cosa fanno i figli mentre non ci siete, di cui il vostro partner vorrebbe discutere. Per impedirglielo, trasformateli in argomenti tabù. Quando il partner prova a toccarli esibite silenzio, sopracciglia aggrottate, occhiate vacue e comunque niente che si possa considerare una risposta. Il partner si lamenterà che non si può parlare con voi di quegli argomenti. Infatti non ci sta riuscendo. Ciò è quello che volete.

Giorno dopo giorno il partner proverà un disagio crescente a menzionarli finché a un certo punto i tentativi cesseranno, e saprete che il tabù è compiuto. Con lo stesso trucco, se siete stanco di lei o di lui, potrete ottenere che cessi di volere fare sesso con voi quando siete a letto.

22 marzo 2006

I tabù (1/2)

I tabù sono proibizioni che si rispettano senza sapere bene il perché.

Prendete il tabù contro il cannibalismo. Se muore un parente, invece di cucinarlo lo chiudete in una cassa o lo bruciate. Se un marziano vi chiedesse il perché, rispondereste “ma è un essere umano come me!”, col che enuncereste il tabù invece di motivarlo.

Il marziano dedurrebbe che siamo una razza stupida e prospetterebbe al Presidente di Marte una colonizzazione facile. Così, i marziani scenderebbero sulla Terra con forze insufficienti: noi li sorprenderemmo con le nostre armi da civiltà avanzata. Poi infetteremmo le loro navicelle con un virus informatico. Il Presidente di Marte non si capaciterebbe. Però otterrebbe un secondo mandato dicendo ai suoi elettori che devono appoggiarlo in una guerra così difficile.

Noi stessi ci meravigliamo dei tabù delle civiltà altrui. Per esempio, a causa del tabù della vacca sacra, indiani affamati si astengono dalla carne dei bovini mentre gli stessi si aggirano intorno con aria indifesa. Sigmund Freud, Bronislaw Malinowski e Claude Levi Strauss hanno provato a spiegare l’origine dei tabù con teorie che oggi non convincono nessuno. Ciò è incoraggiante, nel senso che chiunque può proporre una teoria sua sapendo che non farà peggio di questi grandi.

La mia è questa:

Teoria fortuita dei tabù

Se un’azione è possibile ma, per cause fortuite, nessuno la fa per molto tempo, allora diventa tabù.

Nel caso del cannibalismo, il tabù potrebbe nascere dalla credenza antica che nutrirsi della carne di un morto faccia acquistare i tratti morali di quest’ultimo. Tale credenza portava gli antenati a mangiare cadaveri di capi, guerrieri, sacerdoti e altri personaggi di buona reputazione.

Ciò presupponeva un modello sociale dove il corpo dei morti spettava alla comunità, che si divideva le carni. Quando si passò a un modello sociale incentrato sulle famiglie, si cominciò a considerare il morto proprietà dei parenti, che divennero gli unici a potersene cibare. Ma, poiché i parenti avevano conosciuto bene il morto da vivo, si guardavano dal volere acquisire i suoi tratti morali. Così, nessuno mangiava più i cadaveri e col tempo nacque il tabù.

La pratica della sepoltura, che ha affascinato tanti antropologi, nacque perché dopo un po’ i cadaveri puzzavano.

A conferma, sappiamo che le pochissime tribù cannibali moderne conservano un modello sociale collettivista. E anche loro preferiscono cibarsi di guerrieri nemici: gente di cui sanno solo che avevano buone lance. Si capisce inoltre il mito dei comunisti cannibali (collettivisti che si cibano di creature innocenti).

16 marzo 2006

L'angolo del maiale (12)

Dai "porci con le ali" ai "maiali nello spazio", il maiale che vola appartiene alla cultura popolare. Tuttavia, la sola idea fa ridere: è come se il pubblico, pensando al maiale in aria, ci vedesse un contrasto, un ossimoro, un paradosso. Nessuno obietta all'asino che vola: anzi, i filosofi amano inserirlo fra le possibilità logiche. Nessuno si stupisce dell'elefante che decolla: anzi, Dumbo incanta i bambini. Il maiale, invece, è come avesse qualcosa di terrigno. Vilipeso per secoli, lo si associa al basso. Che possa sollevarsi sembra quasi grottesco.

Che ingiustizia.

In realtà, per volare, al maiale serve esattamente ciò che serve a chiunque: propulsione. Prendo la foto che vedete da una sequenza fotografica di un vecchio esperimento missilistico sovietico. Sembra un fotoromanzo. All'inizio, due aviatori ubriacano un maiale con la vodka e lo infilano in un'ogiva. Poi, caricano l'ogiva in un cannone. Un ufficiale ordina di sparare: il cannone scaglia l'ogiva e strani spettatori ne osservano la traiettoria. Infine, un paracadute si apre e riporta l'ogiva a terra. Il maiale, liberatosi da sé, esce integro, sulle sue zampe, di buon umore: insomma, per nulla danneggiato dal volo. A dimostrazione che è del tutto adatto.

A cosa mirava questo pericoloso esperimento? Secondo alcuni, si tratta di uno dei tanti tentativi falliti di impiegare il maiale in guerra. Come è noto, nessuno è mai riuscito a distoglierlo dal suo pacifismo. Secondo altri, i sovietici volevano provare sui maiali una cura rapida dell'ubriachezza: problema endemico, almeno allora, sia fra gli operai, sia fra i contadini dei kholkoz, sia fra i giovani universitari. Se osservate, noterete che alla fine il maiale pare molto più sobrio.

Ringrazio Daniele di Huevoblanco che, dopo averla avvistata su Giavasan, mi ha segnalato la sequenza. Quando vede un maiale, Daniele pensa a me.

17 febbraio 2006

Ragionamenti inconcludenti (2). Le donne non amano competere?

Ci sono alcuni fatti.

  • Le donne fanno meno carriera degli uomini: ai vertici delle aziende e nelle professioni più pagate ce ne sono poche.

  • All'uscita dalle scuole o dall'università, le donne hanno in media una formazione almeno pari a quella maschile.

  • Nessuna ricerca scientifica ha mai trovato che le donne siano meno intelligenti degli uomini (anche se, secondo qualche studio, ci sono piccole differenze nel tipo di abilità).

Come si conciliano questi fatti fra loro?

Due economiste americane, Muriel Niederle dell'Università di Stanford e Lise Verstelund dell'Università di Pittsburgh, hanno fatto un esperimento per verificare una teoria abbastanza popolare: quella che alle donne non piaccia competere.

All'esperimento hanno partecipato ottanta volontari. Le due economiste li hanno divisi in gruppi di quattro, in modo che ogni gruppo contenesse due donne e due uomini. L'esperimento consisteva in un gioco diviso in turni.

Turno 1: ciascun membro del gruppo riceveva una lista di problemi aritmetici da risolvere in cinque minuti; alla fine ogni membro guadagnava 50 centesimi per ogni risposta esatta.

Turno 2: di nuovo, ciascun membro riceveva una lista di problemi da risolvere; però in questo caso il premio andava solo al migliore: chi, nel gruppo, avesse risolto più problemi avrebbe guadagnato 2$ per ogni risposta esatta, mentre i tre membri restanti non avrebbero ricevuto nulla.

Turno 3: di nuovo, occorreva risolvere una lista di problemi arimetici, ma ai membri era chiesto di scegliere se giocare come nel turno 1 (50 centesimi per ogni risposta esatta) oppure come nel turno 2 (2$ a risposta esatta solo se vincenti).

Risultato: al turno 3 solo il 35% delle donne ha scelto di giocare come nel turno 2, contro il 75% degli uomini.

Nonostante sia il turno 1 sia il turno 2 siano competitivi, nel turno 2 la competizione è più aggressiva. Nel turno 1 emerge il giocatore più bravo, però tutti possono guadagnare. E' un gioco che assomiglia agli esami universitari, dove se prendi 30 non impedisci ai compagni di fare altrettanto. Nel turno 2, invece, il giocatore tenta di accaparrarsi una posta a scapito dei rivali. Mostrando che le donne gradiscono questo gioco meno che gli uomini, l'esperimento sembra implicare che in effetti le donne amino poco competere.

Nel loro studio, le due economiste spiegano che il risultato non dipende da possibili differenze nelle abilità matematiche: in entrambi i turni, le donne si sono rivelate altrettanto brave degli uomini. Quindi, non avevano motivo di ripiegare sulla modalità di gioco più "sicura". Inoltre, le economiste dimostrano che la differenza fra donne e uomini rimane significativa anche se si tiene conto del grado di ottimismo o di propensione al rischio (entrambi paiono superiori negli uomini).

Le due economiste suggeriscono che la ritrosia delle donne a competere possa danneggiarle nella carriera. L'idea è che la carriera richieda di sottoporsi di continuo a giochi del tipo del turno 2, dove uno solo, o pochissimi, avranno successo e andranno avanti. Se le donne si ritraggono, è improbabile siano fra questi.

Opinione personale: ho sempre avuto l'impressione che, sì, gli uomini abbiano un certo gusto della sfida, o del lottare per il solo gusto di farlo, che alle donne manca.

Ma non sono certa che la carriera si basi su giochi del genere del turno 2. Nell'esperimento, il punteggio era preciso: numero di risposte esatte. Nel lavoro, le prestazioni delle persone non sono così oggettive. E i risultati spesso dipendono dal lavoro complessivo di un gruppo. Come si stabilisce chi ha maggior merito? La carriera, tranne che nel settore pubblico, non procede per concorsi. E, fra l'altro, dove ci sono i concorsi, le donne non paiono meno agguerrite degli uomini (pensate ai posti di ruolo nella scuola).

Inoltre, può accadere che un capo, nel decidere chi promuovere, abbia in mente una certa immagine ideale di persona "giusta". E che, in prima istanza, questa immagine ideale non porti la gonna. Ora, se in una gara dei cento metri ti fanno partire cinque metri dietro ai rivali, e sai che loro sono veloci quanto te, la voglia di gareggiare non ti viene tanto. O tende a passarti dopo che, avendoci provato cinque volte, ti accorgi che perdi sempre. A quel punto, che vengano a dirti che, fin dal principio, la tua voglia di competere non era come quella degli uomini suona come una presa in giro.

Chiaramente, questo non toglie che, a parità di condizioni, le donne farebbero bene ad essere più aggressive.

18 gennaio 2006

L'angolo del maiale (8)

Il maiale è un amico della scienza. Mentre gli esseri umani si indignano al solo pensiero che qualcuno manipoli il loro DNA (come se avessero motivi di andarne orgogliosi), il maiale è dinamico, aperto, voglioso di migliorare. Perciò, partecipa senza opporsi agli esperimenti più arditi.

In questa foto, potete ammirare un maiale fosforescente. Ricercatori di Taiwan hanno creato questa razza fondendo il DNA del maiale con geni di medusa. Alla luce del giorno, il maiale fosforescente si distingue dal vecchio maiale solo per il colore del naso, delle labbra e delle dita: un verde acido tipo Stabilo Boss. Di notte, invece, il maiale fosforescente assicura una discreta illuminazione.

Purtroppo, mancando un interruttore, è impossibile usare la razza come abat jour: per ora, bisognerà accontentarsi di versioni giocattolo. Per il resto, le applicazioni del maiale fosforescente sembrano infinite:

  • segnalatore d'emergenza in autostrada (da tenere in auto in luogo del triangolo);
  • luce notturna da giardino (contro i ladri);
  • soccorritore di montagna (il maiale potrebbe calarsi nei dirupi e, raggiunti gli alpinisti caduti, fare luce e facilitare il salvataggio);
  • tracciante luminoso (imbarcazioni in avaria potrebbero sparare un maiale, fornito di paracadute, nel cielo stellato, dove sarebbe visibile a grande distanza);
  • cubista (in discoteche di tendenza).

Come vedete dalla foto, la manipolazione genetica non ha cattivi effetti sul maiale, che conserva il suo tipico tratto affettuoso.

13 gennaio 2006

Scene di vita (64)

Ankara, 8 gennaio 2006. Alla guida di una delegazione dell'OMS, il ministro della salute turco Recep Adkag si accosta con modi ufficiali a Yusuf, un piccolo malato di aviaria. Yusuf sembra chiedersi dove sia la sua mamma. Secondo l'OMS, non ci sono rischi di trasmissione dell'aviaria da persona a persona. Non si direbbe.

07 gennaio 2006

Una soluzione ineccepibile

"Trova x". "Eccolo". Via Bjørn's maths blog.

01 dicembre 2005

Scene di vita (62)

Tokyo, ieri. Durante l’International Robot Exhibition, un giovane dimostra le capacità di HAL (Hybrid Assistive Limb), un vestito robot che permette di trasportare pesi fino a 30 chili senza sforzo. A volte le donne dicono che un uomo in casa serve a due cose, dove la seconda è spostare gli oggetti pesanti. Se è vero, la vendita degli HAL alle donne sarebbe l’ennesimo attentato all’unità della famiglia.