"Annozero", il programma TV di Michele Santoro, stasera trasmetterà "Sex, crimes, and the Vatican", il documentario della BBC sui preti cattolici pedofili. In studio, ci saranno un difensore della fede (Rino Fisichella), un prete antipedofili (Fortunato Di Noto), un anticlericale (Piergiorgio Odifreddi) e, molto correttamente, l'autore del documentario Colm O'Gorman, che in Italia ha ricevuto accuse poco documentate di mendacio.
Il documentario, che qualcuno cerca di fare passare per un attacco improvvisato e gratuito al Vaticano, ha le sue basi nelle vicende travagliate che negli ultimi anni hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti e in Irlanda.
Non so che taglio Santoro darà alla trasmissione, ma mi piacerebbe fossero approfonditi i numeri del problema. Quanti sono i preti cattolici pedofili? Sono la stessa percentuale che si trova naturalmente (per così dire) nella popolazione? O sono di più? Ci sono fattori che espongono particolarmente la Chiesa Cattolica a questo problema?
Anche se è difficile trovare dati precisi, il materiale su cui discutere non manca. Ci sono almeno tre motivi, ben noti, per cui la Chiesa Cattolica potrebbe essere molto esposta al rischio della pedofilia.
Selezione avversa. E' possibile che nel clero ci sia una percentuale più alta della media di persone sessualmente disturbate. Per un giovane uomo che medita l'ingresso in seminario, uno dei costi maggiori di questa scelta è la castità. Se ha già sperimentato una sessualità riuscita (etero od omo), il costo della castità gli sembrerà alto. Se invece ha vissuto esperienze sessuali sofferenti o fallimentari, la prospettiva della castità gli peserà meno. Sui grandi numeri, questo fattore può bastare a sbilanciare la composizione del clero nella direzione sbagliata.
Occasioni. Nelle parrocchie i preti sono a contatto coi piccoli. Rispetto ad altre categorie di educatori, hanno anche più libertà di appartarsi. A scuola, un insegnante non ha molte opportunità per portare un bambino in un luogo nascosto. In una casa parrocchiale, l'adescamento è tecnicamente è più facile.
Deterrenti deboli. Un insegnante è consapevole che se molesta un bambino, e viene scoperto, il preside lo denuncerà subito alla polizia (se non altro perché teme di passare come complice o favoreggiatore). Ne seguirà un pubblico scandalo, il pedofilo andrà in galera e la sua famiglia, se ne aveva una, sarà distrutta. Invece, un prete non ha famiglia. In più, è consapevole che se molesta un bambino e viene scoperto, scatterà un processo disciplinare interno che ha come massima pena la riduzione allo stato laicale. Non è esattamente come andare in galera. Inoltre, la Chiesa cercherà di evitare scandali e, se appena possibile, non lo denuncerà alla polizia.
Sui primi due punti non c'è molto da fare. Il celibato è una scelta libera della Chiesa cattolica e di chi vi aderisce. Le parrocchie, data l'assenza di buone strutture pubbliche alternative, sono uno dei pochi posti dove i genitori possono mandare i bambini. Sul terzo, invece, mi pare legittimo che i cittadini ricevano chiarimenti. Stasera guarderò la trasmissione e spero che Santoro faccia a Fisichella o a Di Noto questa domanda:
"Quando un vescovo apprende di un atto di pedofilia, non dovrebbe denunciare subito il colpevole alla polizia? Se non lo fa, e avvia solo il processo disciplinare interno, non lo sta di fatto proteggendo? Non pensa che una vostra prassi di denuncia alla polizia creerebbe un deterrente più forte? Non sarebbe il modo migliore per la Chiesa per dire ai sacerdoti che non ammette la pedofilia al suo interno?"
Confido peraltro anche nella forza del documentario, che ho visto, trovo ben fatto e basterà a chiarire le idee a molti spettatori.





