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31 maggio 2007

Quanti sono i preti cattolici pedofili?

"Annozero", il programma TV di Michele Santoro, stasera trasmetterà "Sex, crimes, and the Vatican", il documentario della BBC sui preti cattolici pedofili. In studio, ci saranno un difensore della fede (Rino Fisichella), un prete antipedofili (Fortunato Di Noto), un anticlericale (Piergiorgio Odifreddi) e, molto correttamente, l'autore del documentario Colm O'Gorman, che in Italia ha ricevuto accuse poco documentate di mendacio.

Il documentario, che qualcuno cerca di fare passare per un attacco improvvisato e gratuito al Vaticano, ha le sue basi nelle vicende travagliate che negli ultimi anni hanno coinvolto la Chiesa Cattolica negli Stati Uniti e in Irlanda.

Non so che taglio Santoro darà alla trasmissione, ma mi piacerebbe fossero approfonditi i numeri del problema. Quanti sono i preti cattolici pedofili? Sono la stessa percentuale che si trova naturalmente (per così dire) nella popolazione? O sono di più? Ci sono fattori che espongono particolarmente la Chiesa Cattolica a questo problema?

Anche se è difficile trovare dati precisi, il materiale su cui discutere non manca. Ci sono almeno tre motivi, ben noti, per cui la Chiesa Cattolica potrebbe essere molto esposta al rischio della pedofilia.

  1. Selezione avversa. E' possibile che nel clero ci sia una percentuale più alta della media di persone sessualmente disturbate. Per un giovane uomo che medita l'ingresso in seminario, uno dei costi maggiori di questa scelta è la castità. Se ha già sperimentato una sessualità riuscita (etero od omo), il costo della castità gli sembrerà alto. Se invece ha vissuto esperienze sessuali sofferenti o fallimentari, la prospettiva della castità gli peserà meno. Sui grandi numeri, questo fattore può bastare a sbilanciare la composizione del clero nella direzione sbagliata.

  2. Occasioni. Nelle parrocchie i preti sono a contatto coi piccoli. Rispetto ad altre categorie di educatori, hanno anche più libertà di appartarsi. A scuola, un insegnante non ha molte opportunità per portare un bambino in un luogo nascosto. In una casa parrocchiale, l'adescamento è tecnicamente è più facile.

  3. Deterrenti deboli. Un insegnante è consapevole che se molesta un bambino, e viene scoperto, il preside lo denuncerà subito alla polizia (se non altro perché teme di passare come complice o favoreggiatore). Ne seguirà un pubblico scandalo, il pedofilo andrà in galera e la sua famiglia, se ne aveva una, sarà distrutta. Invece, un prete non ha famiglia. In più, è consapevole che se molesta un bambino e viene scoperto, scatterà un processo disciplinare interno che ha come massima pena la riduzione allo stato laicale. Non è esattamente come andare in galera. Inoltre, la Chiesa cercherà di evitare scandali e, se appena possibile, non lo denuncerà alla polizia.

Sui primi due punti non c'è molto da fare. Il celibato è una scelta libera della Chiesa cattolica e di chi vi aderisce. Le parrocchie, data l'assenza di buone strutture pubbliche alternative, sono uno dei pochi posti dove i genitori possono mandare i bambini. Sul terzo, invece, mi pare legittimo che i cittadini ricevano chiarimenti. Stasera guarderò la trasmissione e spero che Santoro faccia a Fisichella o a Di Noto questa domanda:

"Quando un vescovo apprende di un atto di pedofilia, non dovrebbe denunciare subito il colpevole alla polizia? Se non lo fa, e avvia solo il processo disciplinare interno, non lo sta di fatto proteggendo? Non pensa che una vostra prassi di denuncia alla polizia creerebbe un deterrente più forte? Non sarebbe il modo migliore per la Chiesa per dire ai sacerdoti che non ammette la pedofilia al suo interno?"

Confido peraltro anche nella forza del documentario, che ho visto, trovo ben fatto e basterà a chiarire le idee a molti spettatori.

20 settembre 2006

Solo per adulti



E' probabile che io sia l'unica persona su Internet che non aveva ancora visto questo video. L'ho scoperto oggi (sul sito dell'instancabile peroratrice sessuale Susie Bright) e ancora non credo ai miei occhi: questa Ursula Martinez è un genio. Se neanche voi l'avevate visto, siete maggiorenni e le donne che giocano col loro corpo non vi offendono, guardatelo.

17 luglio 2006

Scene di vita (95)

Tokyo, oggi. Figuranti assumono le pose tipiche di Ultraman a vantaggio di un gruppo di bambini su un tram. Imbottiture impediscono lo sporgere dei genitali.

12 luglio 2006

Importa sapere da dove vengono i gay?

Sul suo blog, il sempre ragionevole Massimo Pigliucci riferisce di nuovi studi sull'omosessualità.

Uno studio pubblicato sulla prestigiosa Proceedings of the National Academy of Sciences da Ivanka Savic e colleghi indica che il cervello delle donne lesbische reagisce agli stimoli sessuali in modo diverso rispetto a quello delle donne eterosessuali. I ricercatori hanno trovato che le lesbische rispondono sia a AND, un derivativo del progesterone, sia EST, una sostanza simile agli estrogeni – entrambi gli ormoni partecipano alle reazioni sessuali negli esseri umani. Il risultato interessante è che le lesbiche elaborano questi ormoni in modo simile a quello degli uomini eterosessuali e diverso da quello delle donne eterosessuali.

Lo stesso gruppo di scienziati aveva trovato in precedenza che l'ipotalamo anteriore si attiva in risposta ad AND (rintracciabile nel sudore) sia negli uomini omosessuali sia nelle donne eterosessuali, mentre la stessa regione del cervello risponde a EST negli uomini eterosessuali.

Queste ricerche, che mirano a svelare differenze biologiche fra omosessuali ed eterosessuali, suscitano spesso contrasti. Alcuni le prendono come una prova che l'omosessualità è naturale. A dispetto di chi dice che l'omosessualità sia un vizio (come ogni tanto fanno ancora i preti), queste ricerche mostrerebbero che gli omosessuali sottostanno a un imperio biologico quanto chiunque altro.

Altri temono che queste ricerche siano un modo di ricacciare, o di mantenere, gli omosessuali nel recinto dell'anomalo. Anche le malattie sono naturali, in fondo. Un gene dell'omosessualità, più che dimostrare la normalità dei gay, rischierebbe di metterli nella stessa categoria degli albini o degli emofiliaci.

Inoltre, secondo molti le basi biologiche dell'omosessualità sono irrilevanti. Si dice: il riconoscimento delle libertà sessuali ha le sue basi nell'esperienza umana. Se l'affettività gay è ricca, genuina, profonda, già sappiamo che ha diritto allo stesso rispetto che diamo a quella etero. Non importa sapere da dove vengono i gay.

Su questo punto, io ho le idee confuse. Sono d'accordo che la base dei diritti sta nella realtà delle persone. Allo stesso tempo, il nemico dei gay è l'omofobia. E l'omofobia non mi pare un sentimento spontaneo: molte civiltà non l'hanno mai conosciuto. La persecuzione degli omosessuali è spesso stato opera delle autorità, più che della gente comune. E le autorità, soprattutto quelle religiose, riproducono se stesse per mezzo di discorsi: sull'utile e il dannoso, il giusto e l'ingiusto, il naturale e l'innaturale.

Perciò, mi pare, le ricerche sul sesso hanno il merito di sottrarre terreno alle dichiarazioni dogmatiche delle varie autorità. Da questo punto di vista, lo studio citato da Pigliucci ci dice che:

  • i processi di elaborazione degli ormoni, che guidano i nostri gusti sessuali, sono di più di due tipi;

  • la natura, nel distribuire questi processi fra i sessi, si concede margini di libertà; una donna può avere tutti i caratteri primari di una donna ed elaborare gli ormoni AND e EST in modo simile a come lo elaborano gli uomini.

A me, come tutto ciò che mostra che siamo più liberi e diversi di quanto crediamo, queste sembrano buone notizie. Mi viene da credere che paiano cattive a chi, invece, crede in una natura sessuale fissa stabilita da Dio.

07 giugno 2006

Scene di vita (89)

Washington, ieri. Un poliziotto tiene l'ordine davanti all'ambasciata spagnola durante una protesta contro le corride. I manifestanti, che indossano corna e un costume adamitico, inscenano l'idea che uccidere un toro è come uccidere uno di loro. A sinistra, un manifestante pare preso da altre preoccupazioni.

23 marzo 2006

I tabù (2/2)

Secondo la teoria fortuita dei tabù, un tabù si sviluppa quando un’azione è possibile ma, per caso, nessuno la fa per molto tempo.

Questa teoria offre ben due possibili spiegazioni del grande tabù dell’incesto.

La prima è che il tabù risalga ai tempi in cui, a causa dell’alimentazione carente e di un’esposizione alle intemperie continua, già a 25 anni le donne somigliavano a Madre Teresa di Calcutta e gli uomini al vecchietto del West. Quando i figli crescevano e, per ipotesi, i genitori tentavano di accoppiarsi con loro, i figli li respingevano urlando. Potevano accoppiarsi fratello e sorella: ma è probabile che già all’epoca le donne volessero elevarsi sopra la propria famiglia. Perciò respingevano urlando pure il fratello.

Così i consanguinei non facevano mai sesso fra loro e col tempo l'incesto divenne tabù.

Si spiegherebbe anche perché l’incesto sia endemico nell’aristocrazia. Lì i parenti stretti sono in cima alla scala sociale e le donne non hanno candidati migliori.

La seconda spiegazione è che, alla nascita, ci vuole molto tempo prima che un essere umano sembri sexy a qualcuno che non sia un pervertito. Anche ipotizzando, per esagerare, che un bambino diventi sexy a 5 anni, avrà già vissuto a lungo coi genitori e coi fratelli senza che loro abbiano mai pensato di accoppiarsi con lui. Cinque anni potrebbero bastare perché si formi il tabù.

Gli antropologi conoscono da tempo un fenomeno simile, l’effetto Westermarck (da Edward Westermarck, lo scienziato finlandese che lo scoprì alla fine dell’Ottocento):

Effetto Westermarck

Se una persona passa i primi anni della vita in prossimità stretta con un’altra persona, in seguito i due non proveranno attrazione sessuale reciproca.

Un caso di effetto Westermarck accade nei kibbutz, le cooperative israeliane multifamiliari in cui i membri dividono vitto e alloggio. Come è noto, è rarissimo che bambini cresciuti insieme in un kibbutz poi si sposino da adulti. Inoltre, gli studi sull’incesto dicono che:

  • nelle famiglie adottive l’incesto fra genitori e figli è altrettanto infrequente che nelle famiglie biologiche; ciò spiazza le spiegazioni genetiche;

  • la maggior parte dei casi di incesto fraterno avviene tra fratelli separati alla nascita;

  • la maggior parte dei casi totali di incesto coinvolge parenti che non hanno vissuto coi bambini (zii, nonni);

  • fra i genitori, l’incesto della madre è assai più raro dell’incesto del padre; infatti, spesso il padre in famiglia non c’è mai; o appunto inizia ad accorgersi dei figli solo quando diventano sexy.

L’effetto Westermarck spiega perché fratelli e sorelle, genitori e figli, di solito non fatichino molto a non saltarsi addosso fra loro. Freud dice che si trattengono, e che lo pagano con la nevrosi. Ma è chiaro che ha torto: se i parenti si sentissero attratti, finirebbero a letto.

L’effetto Westermarck è una regolarità empirica. La teoria fortuita deduce l'effetto Westermarck come caso particolare. La teoria fortuita spiega anche perché l’effetto riguardi solo persone nei primi anni di vita: se sono adulte, la regola è che due persone che vivono in prossimità stretta a un certo punto si accoppino.

La teoria fortuita dei tabù è utile. Nella vita quotidiana, potete sfruttarla per imporre al prossimo proibizioni senza spiegargli il motivo. Tutto ciò che serve è impedirgli di compiere un’azione per un tempo sufficiente.

Per esempio, nella vita di coppia ci saranno argomenti che vi infastidiscono, come le finanze di casa, lo stato del condominio, cosa fanno i figli mentre non ci siete, di cui il vostro partner vorrebbe discutere. Per impedirglielo, trasformateli in argomenti tabù. Quando il partner prova a toccarli esibite silenzio, sopracciglia aggrottate, occhiate vacue e comunque niente che si possa considerare una risposta. Il partner si lamenterà che non si può parlare con voi di quegli argomenti. Infatti non ci sta riuscendo. Ciò è quello che volete.

Giorno dopo giorno il partner proverà un disagio crescente a menzionarli finché a un certo punto i tentativi cesseranno, e saprete che il tabù è compiuto. Con lo stesso trucco, se siete stanco di lei o di lui, potrete ottenere che cessi di volere fare sesso con voi quando siete a letto.

22 marzo 2006

I tabù (1/2)

I tabù sono proibizioni che si rispettano senza sapere bene il perché.

Prendete il tabù contro il cannibalismo. Se muore un parente, invece di cucinarlo lo chiudete in una cassa o lo bruciate. Se un marziano vi chiedesse il perché, rispondereste “ma è un essere umano come me!”, col che enuncereste il tabù invece di motivarlo.

Il marziano dedurrebbe che siamo una razza stupida e prospetterebbe al Presidente di Marte una colonizzazione facile. Così, i marziani scenderebbero sulla Terra con forze insufficienti: noi li sorprenderemmo con le nostre armi da civiltà avanzata. Poi infetteremmo le loro navicelle con un virus informatico. Il Presidente di Marte non si capaciterebbe. Però otterrebbe un secondo mandato dicendo ai suoi elettori che devono appoggiarlo in una guerra così difficile.

Noi stessi ci meravigliamo dei tabù delle civiltà altrui. Per esempio, a causa del tabù della vacca sacra, indiani affamati si astengono dalla carne dei bovini mentre gli stessi si aggirano intorno con aria indifesa. Sigmund Freud, Bronislaw Malinowski e Claude Levi Strauss hanno provato a spiegare l’origine dei tabù con teorie che oggi non convincono nessuno. Ciò è incoraggiante, nel senso che chiunque può proporre una teoria sua sapendo che non farà peggio di questi grandi.

La mia è questa:

Teoria fortuita dei tabù

Se un’azione è possibile ma, per cause fortuite, nessuno la fa per molto tempo, allora diventa tabù.

Nel caso del cannibalismo, il tabù potrebbe nascere dalla credenza antica che nutrirsi della carne di un morto faccia acquistare i tratti morali di quest’ultimo. Tale credenza portava gli antenati a mangiare cadaveri di capi, guerrieri, sacerdoti e altri personaggi di buona reputazione.

Ciò presupponeva un modello sociale dove il corpo dei morti spettava alla comunità, che si divideva le carni. Quando si passò a un modello sociale incentrato sulle famiglie, si cominciò a considerare il morto proprietà dei parenti, che divennero gli unici a potersene cibare. Ma, poiché i parenti avevano conosciuto bene il morto da vivo, si guardavano dal volere acquisire i suoi tratti morali. Così, nessuno mangiava più i cadaveri e col tempo nacque il tabù.

La pratica della sepoltura, che ha affascinato tanti antropologi, nacque perché dopo un po’ i cadaveri puzzavano.

A conferma, sappiamo che le pochissime tribù cannibali moderne conservano un modello sociale collettivista. E anche loro preferiscono cibarsi di guerrieri nemici: gente di cui sanno solo che avevano buone lance. Si capisce inoltre il mito dei comunisti cannibali (collettivisti che si cibano di creature innocenti).

12 gennaio 2006

L'angolo del maiale (7)

Il maiale è un simbolo della lussuria. Forse perché si rotola nel fango con piacere visibile, si pensa che sia sfrenato anche nel sesso. "Porco!", dice la donna all’uomo che espone le sue intenzioni senza camuffamenti sentimentali. "Porca!", dice l’uomo alla donna che gode senza le ritrosie che, si immagina, le sono connaturate. Allo stesso modo, si dice che uno mangia come un maiale, che beve come un maiale, che sguazza in X come un maiale: cioè, con eccesso e senza sensi di colpa.

Direte: “sia lode al maiale!” Sì. Solo che in realtà il maiale è romantico. Timidissimo, il maschio si avvicina alla femmina con fare circospetto, segnalando il suo interesse con un sorriso imbarazzato. Subito, la femmina si ritrae un po', abbassando castamente lo sguardo. Seguono rituali sofisticati di corteggiamento. All'inizio, il maschio porta qualche ghianda, che la femmina accetta porgendo il muso, concedendo che lui lo strofini. Con radici, tuberi, piccoli frutti, i due creano una confidenza crescente. Infine, fattosi coraggio, il maschio si presenta con una piantina di alloro: se lei la accetta, segnala la sua disponibilità voltandosi. Solo allora il maiale dà sfogo alla sua robusta sessualità.

03 settembre 2005

Tiranni

“«… Il finto problema dell’attentato alla moralità pubblica e quindi all’intera società che costituirebbe la sessualità umana nelle sue espressioni di reciprocità tra persone adulte dello stesso sesso e no è brandito dal tiranno in ogni luogo e tempo per occultare il vero problema di chi se lo pone – lui - per imporlo a noi cittadini che volentieri ne faremmo a meno: soffocare la democrazia il più possibile al fine di ingrossare sempre più i proventi della sua tirannia con il nostro servaggio». Già che ci sono e ringraziando in anticipo: può la Repubblica, con le sue conoscenze, farmi invitare a Rimini al prossimo meeting di Comunione & Liberazione?”

Questo è Aldo Busi, in una lettera a Repubblica. Che, a quanto pare, non solo non gli ha procurato l’invito, ma ha cestinato la lettera, che esce su Vibrisse.

02 agosto 2005

Siamo in ferie ma... (2)

… non potevamo lasciarvi senza un grande gioco dell’estate. Come sapete, il gaydar è la facoltà che, dicono i gay, permette loro di individuare gli altri gay. Molti etero sono scettici, non perché credano che individuare i gay sia difficile, ma perché credono di individuarne così tanti che pensano che non ci voglia una facoltà speciale per riuscirci.

Che siate gay o no, cimentatevi con il Gaydar Game: 20 coppie di persone, una gay e l’altra no, di cui dovete indovinare i gusti sessuali. Mi direte: una foto dice poco (sopra un esempio), bisogna vedere la gente muoversi, sentirla parlare, ecc. Però, con un minimo di fiuto, uno dovrebbe superare il 50% di risposte giuste (la media che si ottiene tirando a casaccio). Per ora, il mio record è un imbarazzante 55%. Sapete fare meglio?

09 maggio 2005

Rumori

Gli esseri umani gemono e grugniscono durante il sesso come se si trasformassero in bestie, o meglio in come si immaginano si comportino le bestie. In realtà, i cani non abbaiano mentre si accoppiano, né i gatti miagolano, né i cavalli nitriscono, e anche gli elefanti, nell’insieme, sono poco rumorosi. Perché questa differenza fra noi umani e gli altri mammiferi? Non lo so, ma è chiaro che i gemiti sono importanti. Nei film vedete scene audaci ma, fateci caso, la cinepresa vi mostra i corpi che si contorcono, le bocche che si aprono, le mani che toccano ma, al posto delle voci, c’è un sassofono di accompagnamento. Nei porno, invece, sentite tutto: sono i suoni che segnalano che si fa sesso davvero.

Non a caso voi donne simulate l’orgasmo con la voce piuttosto che, poniamo, agitando le braccia in segno di giubilo. Lo stesso fanno gli uomini. Qualche donna non sa che il suo compagno, da adolescente, in una fase della vita dove aveva meno controllo sulla sua sessualità di quanto ne abbia un cane, si masturbava in bagno senza che i genitori sentissero alcun rumore (capivano da quello cosa stava facendo). I grugniti dell’uomo sono volontari. Quando gireranno il seguito di “Harry ti presento Sally”, prevedo una scena al ristorante dove Billy Crystal, il protagonista maschile, si esibirà in una serie di grugniti. Lei, Meg Ryan, sbatterà il tovagliolo sul tavolo e se ne andrà con aria indignata. Poi l’inquadratura si sposterà su un tavolo vicino, dove una vecchia signora dirà al cameriere: “Porti la stessa cosa a mio marito”.

L’uomo grugnisce per lo stesso scopo per cui la donna geme, mostrare che è contento. Inoltre, talvolta l’uomo sfrutta i grugniti per:

  • commentare in diretta le fasi di gioco;

  • simulare un’incapacità di intendere e di volere che lo scusa quando viene subito;

  • dimostrare che capisce ciò che sta succedendo (come quelli che al cinema ridono a voce alta);

  • guidare lei quando serve, usando i grugniti come il vigile usa il fischietto.

Tuttavia, una minoranza di uomini non produce rumori durante il sesso. Una volta, sfogliando una rivista femminile dal dentista, mi sono imbattuto in questa lettera.

Caro Angolo del Sesso,

mio marito è così silenzioso a letto che a volte neppure mi accorgo che è venuto. Io amo sussurrargli parole carine ma, poiché lui non risponde, mi sento in imbarazzo, e ho smesso dopo che mi è capitato di dirgli “dai, dai” quando aveva già finito. Che mi consigli di fare?

Eco nel deserto

Cara Eco nel deserto,

molti uomini hanno uno stile silenzioso. Può darsi che tuo marito sia eccitato ma non lo esprima coi suoni. Forse il silenzio lo aiuta a concentrarsi sui movimenti dei vostri corpi. Oppure da bambino origliava i rumori dei genitori in camera da letto e ha sofferto un trauma. In tal caso, sii paziente e aiutalo. Tuttavia, qualche uomo lo fa per non mostrarsi in debito per i piaceri che si prende. Se è così, rispondigli con le stesse armi e, la prossima volta che fate sesso, approfittane per iniziare il bellissimo ricamo a mezzo punto che trovi a pag. 23 di questo numero.

L’angolo del sesso

08 aprile 2005

Frammenti sul sesso

Anche nella civiltà moderna, con tutti i beni che abbiamo, niente ci fa contenti davvero tranne il sesso. Qualcosa che temo nella civiltà dei primordi si facesse di più.

Il sesso è facile tenerlo a freno finché non l’hai sperimentato. Gli adulti sono molto più incontrollabili dei ragazzini.

“Rapporto completo”: espressione con cui si designa un atto sessuale che è solo l’inizio di ciò che si può fare a letto.

“Metodi naturali”: tecniche di contraccezione poco affidabili. La Chiesa cattolica raccomanda ai fedeli di usare questi metodi in luogo dei preservativi, proprio perché non è certo che funzionino.

“Pudore”: il sentimento per cui i racconti di sesso li riserviamo agli amici.

Fare sesso con una donna è l’unico modo di scoprire se c’è di più. Se dopo averlo fatto vi piacerà ritrovarvela nel letto, è amore. Altrimenti, no. E, se è amore, il giorno che vi dà fastidio averla attorno l’amore è finito. Lo stesso vale per le donne con gli uomini, le donne con le donne, gli uomini con gli uomini, ecc. ecc.

29 marzo 2005

Scene di vita (12)

Brett Parson

Washington, marzo 2005. Il sergente Brett Parson, capo della Gay and Lesbian Liaison Unit, descrive i tipi di omosessuali ai colleghi. La Gay and Lesbian Liaison Unit è una squadra della polizia di Washington che protegge le comunità omosessuali. I membri della squadra sono a loro volta omosessuali. Da bravo docente, Brett vivacizza la lezione fingendo un gustoso errore di spelling (buysexual/bisexual). Fonte: Washington Post (richiesta registrazione gratuita o BugMeNot).

22 marzo 2005

Promesse da adolescenti

Torno sul tema se il mezzo migliore per prevenire le malattie a trasmissione sessuale sia il preservativo o l’astinenza. Un’esperienza interessante è quella degli Stati Uniti, dove da qualche anno si sono diffusi fra gli adolescenti cristiani i “giuramenti di verginità” (virginity pledge). Secondo organizzazioni come True Love Waits circa 2,5 milioni di ragazze e ragazzi hanno sottoscritto una promessa solenne di giungere puri al matrimonio.

Quanto reggono questi giuramenti? Dati raccolti da Heritage Foundation, un think tank conservatore, dicono che gli adolescenti che giurano riescono a fare meno sesso dei coetanei, ma non molto di meno. Qualche esempio.

Ha avuto rapporti sessuali prima dei 18 anni

  • il 63,2% degli adolescenti che non giurano
  • il 39,3% degli adolescenti che giurano

Ha avuto una gravidanza prima dei 18 anni

  • il 9,7% delle adolescenti che non giurano
  • il 6,5% delle adolescenti che giurano

Ha avuto figli fuori dal matrimonio (da adolescente o in seguito)

  • il 20,6% degli adolescenti che non giurano
  • il 13,1% degli adolescenti che giurano

Ha avuto un aborto (da adolescente o in seguito)

  • il 7,8% delle adolescenti che non giurano
  • il 5,7% delle adolescenti che giurano

Inoltre, una ricerca recente di Yale e della Columbia rivela che il 61% dei “pledger forti” (quelli che hanno ribadito il giuramento in interviste successive) e il 79% di quelli “deboli” (che hanno cambiato di opinione fra un’intervista e l’altra) hanno avuto rapporti sessuali prima del matrimonio.

Dalla stessa ricerca risulta che chi giura tende a sostituire i rapporti sessuali con altri tipi di sesso: circa il 13% dei pledger fa solo sesso anale e orale (contro il 2% dei coetanei).

Infine, la ricerca è andata a misurare la diffusione delle malattie sessuali fra gli adolescenti, trovando gonorrea, clamidia e altre patologie nel:

  • 7% dei ragazzi che non giurano;
  • 6,4% dei pledger deboli;
  • 4,6% dei pledger forti.

I dati si prestano alle solite letture da bicchiere mezzo pieno (l’astinenza ha effetti) o mezzo vuoto (non ne ha abbastanza). Comunque, se sommate il 61% dei pledger forti che hanno rapporti prima del matrimonio al 13% di chi fa sesso anale ed orale, abbiamo oltre un 70% di astinenti giurati con comportamenti a rischio. Difficile credere che solo il 4,6% sarebbe ammalato se non usassero il preservativo, no? E infatti, l’ultimo dato che vi rifilo è questo (di Heritage Foundation): i pledger si proteggono più dei coetanei.

Rapporti sessuali protetti

  • il 71,8% fra chi non giura
  • il 77,7% fra chi giura

Giudicate voi se, nella prevenzione della malattie sessuali, possiamo fare a meno dei preservativi.

02 marzo 2005

AIDS in Africa

Speranza di vita

A causa dell’AIDS la vita media nell’Africa sub-sahariana è crollata. In Sudafrica, nel 1993 la speranza di vita di un neonato era di circa 65 anni; nel 2003 era scesa intorno ai 45. Come vedete, l’andamento è simile in Botswana, Kenya, Uganda e Zimbabwe, gli altri paesi africani più colpiti dalla malattia (fonte: Presidenza degli Stati Uniti, via Ben Muse).

Di questa crisi si parla poco e, quando se ne parla, si chiede all’Occidente di investire di più nella ricerca di un vaccino o di rinunciare ai brevetti sui farmaci esistenti. In attesa del vaccino, e ferma restando la necessità di cure per i malati, è chiaro che ridurre i tassi di infezione, migliorando la prevenzione dell’AIDS, è più urgente. In proposito, ci sono alcuni fatti (fonti):

  • i preservativi sono efficaci (impediscono l'infezione nel 98% dei casi; il restante 2% è dovuto a un cattivo uso);
  • i preservativi sono efficienti (il costo di un preservativo, comprensivo delle spese di distribuzione, è di 0,12 $; il trattamento farmacologico, anche supponendo di non remunerare i brevetti, costa circa 1 $ al giorno per persona);
  • il numero di preservativi venduti o donati nell'Africa sub-sahariana è rimasto fermo negli ultimi dieci anni (l’eccezione è l’Uganda, che infatti ha visto ridursi i tassi di infezione).

Perché non ci sono più preservativi in Africa? E’ noto che la Chiesa Cattolica sfrutta i suoi rapporti diplomatici e il suo personale medico e missionario nel continente per bloccare la diffusione dei preservativi. Inoltre, la Chiesa cerca di spargere voci che è difficile non chiamare terroristiche. Nel 2003 il cardinale Alfonso Lopez Trujillo dichiarò in una trasmissione della BBC che “il virus dell’AIDS è circa 450 volte più piccolo dello spermatozoo… Può facilmente passare attraverso le “maglie” del preservativo. Questi margini di incertezza… dovrebbero rappresentare un obbligo per i ministeri della sanità e per le campagne informative ad agire come fanno con le sigarette, dove dicono che costituiscono un pericolo”. Vescovi in Kenya e altrove hanno ripetuto le stesse dichiarazioni, che sono false: l’Organizzazione Mondiale per la Sanità ha chiarito più volte che un preservativo intatto è impermeabile al virus (fonte).

Ciò nonostante, la Chiesa ha poche colpe, dato che i cattolici in Africa sono pochi, soprattutto dove il virus è più diffuso. Inoltre, sarebbe ridicolo dire che i fedeli africani evitano i preservativi per ubbidienza ai preti, quando si concedono una promiscuità sessuale che gli stessi preti non risulta raccomandino. Il sesso senza preservativo è un comportamento radicato, che non c’entra con la religione, e contro cui i governi e le organizzazioni che operano in Africa, cattoliche o no, non si battono abbastanza.

Immaginate però se la Chiesa ci ripensasse: avrebbe il potere politico, gli ospedali, il denaro per una grande campagna a favore dei preservativi che salverebbe la vita a milioni di persone. I preti sono persone come tutti; non è normale che l’idea che qualcuno faccia sesso dia loro più orrore dell’idea che prenda una malattia incurabile; le generazioni passano e la Chiesa cambia come cambiano tutte le istituzioni umane.

E' vero peraltro che oggi nella Chiesa i segni del cambiamento mancano. Per esempio, il Trujillo di cui sopra è il presidente del Consiglio Pontificio per la Famiglia, ed è uno dei tanti cardinali di nomina wojtyliana che voteranno nel prossimo conclave. E, comunque, la Chiesa cambia con tempi lunghi che l’Africa non può permettersi di aspettare.

28 febbraio 2005

Lo sapevate che...

Come è lungo!

Il vostro pene è più lungo di quanto sembri. Davvero. Come ogni cosa debba stare dritta, ha bisogno di fondamenta: non si ferma alla base, ma prosegue nelle pelvi, passando sotto la prostata fino quasi all’ano.

Dovete pensare al vostro pene come a un legume che spunta dalla terra: quando ciò che si vede è poco, può darsi che la parte nascosta sia di più. Se avete complessi, superateli con l’umorismo da camera da letto, tipo “non è piccolo, è solo un po’ timido” o “questo è il massimo che sei autorizzata a vedere, baby”.

21 febbraio 2005

Tema in classe (1)

Titolo. “Le amebe e altri organismi unicellari si riproducono per divisione. Descrivete quali effetti questo metodo di riproduzione avrebbe avuto sulla specie umana.”

Svolgimento

Se ci fossimo riprodotti per divisione, ogni tanto il nostro corpo si sarebbe gonfiato come un pallone e, con un “plop” udibile, scomposto in due individui identici. Fossimo stati vestiti come ora, ciò ci sarebbe costato un vestito buono ma, proprio in vista di questa evenienza, cappe e mantelli sarebbero stati l’abbigliamento abituale.

Gli individui figli avrebbero avuto la nostra dimensione originale, ma metà della massa, e quindi un aspetto molliccio destinato a scomparire con pasti abbondanti. Soprattutto, il loro cervello sarebbe stato la copia del nostro cellula per cellula, e avrebbe conservato le nostre memorie. Più che una riproduzione, sarebbe stata la continuazione di noi in due esemplari! Ciò avrebbe creato qualche difficoltà, come decidere a chi assegnare il posto in caso di divisione in un cinema affollato. Ma i vantaggi per la specie umana sarebbero stati colossali. Ogni esemplare avrebbe avuto, insieme ai ricordi del genitore, quelli di ogni ascendente fino ad Adamo. Perciò:

  1. tutti ci saremmo sentiti in parte la stessa persona, e ci saremmo odiati meno l’uno con l’altro;
  2. ogni generazione avrebbe trasmesso tutte le sue esperienze alle successive, e la scienza sarebbe progredita più in fretta.

Con questo metodo di procreazione la razza umana starebbe già viaggiando nell’iperspazio, comunicando col pensiero e dominando gli altri popoli dell’universo. E’ possibile che in questo momento schiavi alieni penalizzati dalla riproduzione sessuale ci starebbero massaggiando la schiena con l’abilità di dodici mani coordinate da un solo sistema nervoso.

02 febbraio 2005

01 febbraio 2005

Viva la felicità

Science ha pubblicato uno studio sulla felicità di Daniel Kahneman, premio Nobel per l’economia. Kahneman ha usato una tecnica nuova, detta Day Reconstruction Method (DRM), per misurare la felicità nella vita. La tecnica prevede che una persona annoti in un diario gli episodi di una giornata (la doccia al mattino, una discussione col partner, il viaggio per recarsi al lavoro, una pausa davanti alla TV, la preparazione della cena, ecc.). Il giorno dopo, la persona rilegge il diario, rivive gli episodi e valuta i sentimenti che ha provato con un punteggio da 0 a 7.

Nel suo studio, Kahneman ha raccolto i punteggi di un campione di 900 soggetti (donne texane con un lavoro). Fra i risultati, ha ottenuto una classifica degli episodi che danno più felicità.

5,10 - Rapporti intimi
4,59 - Stare con gli amici
4,42 - Momenti di relax
4,35 - Preghiera, adorazione, meditazione
4,34 - Mangiare
4,31 - Esercizio fisico
4,19 - Guardare la TV
3,95 - Shopping
3,93 - Cucinare
3,92 - Al telefono
3,87 - Sonnellini
3,86 - Occuparsi dei bambini
3,81 - Computer, email, internet
3,73 - Lavori di casa
3,62 - Lavoro
3,45 - Spostamenti (con mezzi di trasporto)

I numeri sono la media dei punteggi che i soggetti hanno dato ai sentimenti positivi (“felicità”, “calore umano/situazione amichevole”, “divertimento”).

Un vantaggio della tecnica di Kahneman è che analizza episodi specifici, sui quali la gente parla con libertà. Uno può avere remore a dire “odio telefonare a mia madre”, ma “ieri sera mia madre al telefono mi ha fatto ammattire” è poco problematico.

Il dato più appariscente è che il lavoro e il curare i bambini, attività in cui molti sperano di realizzarsi, stanno in fondo alla classifica. La felicità che danno è simile a quella viene dalle email e dalle faccende domestiche.

Ora, è chiaro che qualcosa che da poca felicità nel quotidiano può avere significato nell’esistenza. Il pendolarismo è in fondo alla classifica e infatti la gente, se può, evita gli spostamenti e cerca una casa vicina all’impiego. Il lavoro e i bambini, al contrario, la gente non li evita, anzi, decide in autonomia di tentare una carriera o farsi una famiglia.

E però la tabella dice che se facciamo scelte che hanno significato ma riducono le chance di avere rapporti sentimentali, di vedere gli amici, di riposare, di pregare o di coltivare noi stessi, avremo poca felicità nell’hic et nunc. Come direbbe Rodolfo (che ama la prosa aforistica), ciò non è un problema finché non ti accorgi che tutta la vita è fatta di hic et nunc.

Altre due osservazioni.

  • Conosco donne che, afflitte dall’infelicità, tentano di guarire facendo bambini: la tabella suggerisce che non sia una strategia vincente.
  • A quanto pare, fare sesso con qualcuno è di gran lunga l’episodio migliore di una giornata media. So che è un consiglio banale, ma: fatene molto.

31 gennaio 2005

Sesso con gli sconosciuti

Negli anni Ottanta gli psicologi Russ Clark e Elaine Hatfield fecero una ricerca: assoldarono attrici e attori giovani e di bell’aspetto e li spedirono in un campus universitario perché abbordassero studenti nei viali (le attrici i maschi, gli attori le femmine). Come aggancio dicevano “E’ da un po’ che ti ho notato. Ti trovo molto attraente” e proseguivano con una di queste frasi:

  1. “Ti piacerebbe uscire stasera?”;
  2. “Ti piacerebbe venire a casa mia stasera?”;
  3. “Ti piacerebbe venire a letto con me stasera?”.

Gli intervistati risposero “Sì” in queste percentuali:

Tabella

Come vedete, quasi la stessa percentuale di maschi e femmine accettò di uscire. Le reazioni alle avance sessuali, invece, furono opposte: le femmine le respinsero in massa, mentre una maggioranza di maschi le accettò. Anzi, fra i maschi i “Sì” aumentarono al 69 e al 72%, il che significa che circa un 20% era pronto a fare sesso con l’intervistatrice solo se non era necessario uscire con lei. Quasi tutti gli intervistati lessero l’invito a casa e l’invito a letto come equivalenti: le risposte variano del 3% per entrambi i sessi. Questa cifra deve corrispondere alle donne che, quando le invitate a casa a fine serata, credono davvero che vogliate mostrare loro le foto delle vacanze, e agli uomini che, invitati dalle donne a salire per un caffè, dicono “beh, no, non lo prendo mai a quest’ora”. Per la cronaca, dopo la risposta attrici e attori ringraziavano e informavano che era solo un esperimento.

Questa ricerca da forza alla teoria popolare che le donne non fanno sesso con un uomo se non dopo che hanno fatto conoscenza, il che può chiedere mezz’ora, ma anche settimane di telefonate e appuntamenti, mentre gli uomini… (continua a leggere su FAM).