
Cinema
Milano, Arlecchino. Per la gioia di Angelita, è una sala coi posti numerati. Il pubblico, foltissimo, è un classico pubblico di sinistra: barbette, giacche marroni, maglioni slabbrati. Aria da intellettuali. Tutti, però, sembrano in crisi nel trovare il posto: guardano il biglietto, confabulano perplessi, si chiedono quale sia il numero giusto. Angelita mi dà di gomito: "Cos'è che dicevi? Che la sinistra è favorita perché quelli di destra sono troppo ignoranti per trovare il simbolo sulla scheda elettorale che c'è quest'anno?".
Trama
Bruno Bonomo è un produttore cinematografico in crisi. Non fa un film da dieci anni. Sua moglie, un ex attrice, ha deciso di separarsi di lui. Senza soldi e tormentato dalle banche, Bruno gioca l'ultima carta: "Il caimano", un film su Berlusconi scritto da una regista inesperta. Nanni Moretti rifiuta il ruolo principale: ma Marco Pulici, un altro grande attore di sinistra, accetta. Il progetto sembra decollare. Poi Pulici abbandona.
Cosa funziona
Silvio Orlando (Bruno): lo sfigato dal volto umano. Bruno è l'uomo che fa del suo meglio sapendo che il suo meglio è poco. Che si arrabatta più che lottare. Che, più che opporsi al destino, gli chiede se non può dargli una mano. Con la sua umanità, Orlando ti convince che, sì, Bruno una mano dal destino se la meriterebbe.
Nanni Moretti regista: sempre più maturo. Quanto allo stile, non è certo Bertolucci o Zeffirelli, ma gestisce benissimo la storia. Tiene il ritmo senza andare di fretta, intreccia le vicende senza cadere nel caos, dà profondità a tutti i personaggi. Il film ha una chiara progressione drammatica, che poi si spreca nell'insulso finale.
Le citazioni cinefile: divertenti. Ci sono "Il bacio della donna ragno", "Lo squalo", "Un uomo, una donna"... Qualcuno ne ha viste altre?
Cosa non funziona
Margherita Buy (Paola, la moglie di Bruno): irrilevante. Attraversa i film di autore del cinema italiano recitando sempre lo stesso personaggio. Ogni volta ha moltissimo spazio, non sa mai attirare l'attenzione su di sé.
Jasmine Trinca (Teresa, la regista inesperta): messa lì per bellezza. Carina, ma senza verve. Nella vita reale neanche un produttore fallito come Bruno le affiderebbe la regia di un film.
L'umorismo: molto morettiano. Ossia giudicante. E' come se Moretti attaccasse bigliettini sui personaggi: questo qui deve piacervi, questo qua ha difetti ma dovete capirlo, quest'altro è uno stronzo e dovete giudicarlo. Nel caso, la parte dello stronzo va a Pulici, attore sedicente di sinistra ma in realtà opportunista, sessuomane, briatoresco.
Michele Placido (Pulici): ci mette l'entusiasmo che, nel film, Pulici mette nel personaggio di Cristoforo Colombo.
Il film su Berlusconi: inutile. Lunghe sequenze immaginarie del film di Teresa si mescolano alle vicende dei personaggi. Nella prima sequenza, una valigia di soldi cade dal cielo sulla scrivania di Berlusconi. Da lì, il "caimano" inizia la sua carriera. Si è molto parlato dell'obiettivo di questo film nel film. Da una parte Moretti, recitando se stesso nel film, dice che non serve denunciare vicende già note a tutti coloro che vogliono conoscerle. Dall'altra, il film insiste molto su queste vicende. Dunque?
Elio de Capitani (Berlusconi): non all'altezza. Molto volenteroso, si sforza di imitare il modello. Tuttavia, quando scorre sullo schermo il filmato originale di Berlusconi a Bruxelles che dà del kapò al deputato tedesco, ci vedi una violenza, un narcisismo e, perché negarlo, una carica emotiva che il povero de Capitani non può certo riprodurre.
Nanni Moretti attore (Berlusconi nel finale): improponibile. Moretti è serioso, pesante, freddo. Basti pensare allo sguardo carico di odio che, dopo la condanna (immaginaria), rivolge alla Bocassini. Berlusconi, ai nemici, rivolge sorridenti sguardi di scherno.
Il finale: un pistolotto. Per quasi tutta la durata, il film conferma quella che, mi pare, è stata la linea interpretativa prevalente: "Il caimano" non è un attacco a Berlusconi, ma un film su un produttore che, fra le altre cose, gira un film che attacca Berlusconi. Il finale, invece, è un attacco a Berlusconi e basta. Uno lo può condivere, ma non si capisce che c'entri col resto della storia.
Il sito internet del film: non esiste. E' la prima volta che mi capita da quando scrivo queste recensioni. Ovviamente non esiste neanche il sito della Sacher. Moretti è fortunato: fosse vissuto all'epoca dei fratelli Lumière non avrebbe fatto il regista.
Durata
Quasi due ore. Alla fine si leva in sala un applauso, molto volontaristico e di breve durata.