04 aprile 2006

Recensioni: "Il caimano", di Nanni Moretti

Cinema

Milano, Arlecchino. Per la gioia di Angelita, è una sala coi posti numerati. Il pubblico, foltissimo, è un classico pubblico di sinistra: barbette, giacche marroni, maglioni slabbrati. Aria da intellettuali. Tutti, però, sembrano in crisi nel trovare il posto: guardano il biglietto, confabulano perplessi, si chiedono quale sia il numero giusto. Angelita mi dà di gomito: "Cos'è che dicevi? Che la sinistra è favorita perché quelli di destra sono troppo ignoranti per trovare il simbolo sulla scheda elettorale che c'è quest'anno?".

Trama

Bruno Bonomo è un produttore cinematografico in crisi. Non fa un film da dieci anni. Sua moglie, un ex attrice, ha deciso di separarsi di lui. Senza soldi e tormentato dalle banche, Bruno gioca l'ultima carta: "Il caimano", un film su Berlusconi scritto da una regista inesperta. Nanni Moretti rifiuta il ruolo principale: ma Marco Pulici, un altro grande attore di sinistra, accetta. Il progetto sembra decollare. Poi Pulici abbandona.

Cosa funziona

Silvio Orlando (Bruno): lo sfigato dal volto umano. Bruno è l'uomo che fa del suo meglio sapendo che il suo meglio è poco. Che si arrabatta più che lottare. Che, più che opporsi al destino, gli chiede se non può dargli una mano. Con la sua umanità, Orlando ti convince che, sì, Bruno una mano dal destino se la meriterebbe.

Nanni Moretti regista: sempre più maturo. Quanto allo stile, non è certo Bertolucci o Zeffirelli, ma gestisce benissimo la storia. Tiene il ritmo senza andare di fretta, intreccia le vicende senza cadere nel caos, dà profondità a tutti i personaggi. Il film ha una chiara progressione drammatica, che poi si spreca nell'insulso finale.

Le citazioni cinefile: divertenti. Ci sono "Il bacio della donna ragno", "Lo squalo", "Un uomo, una donna"... Qualcuno ne ha viste altre?

Cosa non funziona

Margherita Buy (Paola, la moglie di Bruno): irrilevante. Attraversa i film di autore del cinema italiano recitando sempre lo stesso personaggio. Ogni volta ha moltissimo spazio, non sa mai attirare l'attenzione su di sé.

Jasmine Trinca (Teresa, la regista inesperta): messa lì per bellezza. Carina, ma senza verve. Nella vita reale neanche un produttore fallito come Bruno le affiderebbe la regia di un film.

L'umorismo: molto morettiano. Ossia giudicante. E' come se Moretti attaccasse bigliettini sui personaggi: questo qui deve piacervi, questo qua ha difetti ma dovete capirlo, quest'altro è uno stronzo e dovete giudicarlo. Nel caso, la parte dello stronzo va a Pulici, attore sedicente di sinistra ma in realtà opportunista, sessuomane, briatoresco.

Michele Placido (Pulici): ci mette l'entusiasmo che, nel film, Pulici mette nel personaggio di Cristoforo Colombo.

Il film su Berlusconi: inutile. Lunghe sequenze immaginarie del film di Teresa si mescolano alle vicende dei personaggi. Nella prima sequenza, una valigia di soldi cade dal cielo sulla scrivania di Berlusconi. Da lì, il "caimano" inizia la sua carriera. Si è molto parlato dell'obiettivo di questo film nel film. Da una parte Moretti, recitando se stesso nel film, dice che non serve denunciare vicende già note a tutti coloro che vogliono conoscerle. Dall'altra, il film insiste molto su queste vicende. Dunque?

Elio de Capitani (Berlusconi): non all'altezza. Molto volenteroso, si sforza di imitare il modello. Tuttavia, quando scorre sullo schermo il filmato originale di Berlusconi a Bruxelles che dà del kapò al deputato tedesco, ci vedi una violenza, un narcisismo e, perché negarlo, una carica emotiva che il povero de Capitani non può certo riprodurre.

Nanni Moretti attore (Berlusconi nel finale): improponibile. Moretti è serioso, pesante, freddo. Basti pensare allo sguardo carico di odio che, dopo la condanna (immaginaria), rivolge alla Bocassini. Berlusconi, ai nemici, rivolge sorridenti sguardi di scherno.

Il finale: un pistolotto. Per quasi tutta la durata, il film conferma quella che, mi pare, è stata la linea interpretativa prevalente: "Il caimano" non è un attacco a Berlusconi, ma un film su un produttore che, fra le altre cose, gira un film che attacca Berlusconi. Il finale, invece, è un attacco a Berlusconi e basta. Uno lo può condivere, ma non si capisce che c'entri col resto della storia.

Il sito internet del film: non esiste. E' la prima volta che mi capita da quando scrivo queste recensioni. Ovviamente non esiste neanche il sito della Sacher. Moretti è fortunato: fosse vissuto all'epoca dei fratelli Lumière non avrebbe fatto il regista.

Durata

Quasi due ore. Alla fine si leva in sala un applauso, molto volontaristico e di breve durata.

12 commenti:

daniele ha detto...

il bello delle tue recensioni è che metti sempre quello che funziona e quello che no. ma io attendo l'ultima frase per farmi dire alla fine da che parte pende la bilancia. adesso, l'applauso volontaristico mi farebbe pensare che il tuo pollice sia verso, ma ho bisogno di conferme..e a proposito di posti numerati, sono andato di proposito a vedere il film in un'ora di minima affluenza, e, in una sala semivuota, avevo il posto assegnato giusto accanto ad una coppietta. ebbene, non ho avuto il coraggio di spostarmi, e mi hanno persino visto (e credo compatito) mentre mi tappavo occhi e orecchie alla scena del concerto interrotto della moglie. Scusate la lunghezza

Rodolfo ha detto...

Scrivo le cose che funzionano e quelle che non funzionano proprio perché, tranne per pochissimi film molto belli o molto brutti, fatico a formarmi giudizi ben definiti (non sono Moretti, se mi passi la battuta). Qui avrei potuto aggiungere sotto "durata" qualcosa come "la storia regge e non ti annoi" (Moretti, dicevo, il suo mestiere sa farlo). La scena di Orlando che sale sul palco ha fatto soffrire molto anche a me ("no, cosa fai, fermati", ecc.), però Moretti l'ha sciupata interrompendola troppo presto. Se decidi di fare soffrire il pubblico (gli uomini, in particolare), allora devi andare fino in fondo, secondo me.

daniele ha detto...

ah certo..almeno per me sarebbe un'ottima cura

Rodolfo ha detto...

Soffrire fino in fondo?

Anonimo ha detto...

Perchè "insulso finale"?
Come l'inizio che presenta un fallimento del cinema (Cataratte), così un finale che presenta l'unica sequenza di un film già fallito e che tira le somme finali nella sua riproduzione "finzionale" di una realtà che è già avvenuta e che qui viene solamente riprodotta (moretti che "legge" e poco interpreta B.)
La funzionalità poi è, si disctubile, ma in perfetta linea con le linee narrative del film e ciò che si portano dietro. Presentarla così e proprio in finale è lo spostamento necessario sul piano dell'equivoco e dell'ambiguo che il film ha nascosto e mostrato per tutta la sua durata ed in linea perfettamente con l'idea di un cinema morettiano che può e deve slittare continuamente da un piano all'altro (così già come in Sogni d'Oro dove il film finisce con il sogno presentato a pezzi per tutta la durata)... E' come un capitolo aggiunto, un finale dopo il finale, un extrafilmico, però filmico e per altro molto emozionale. Ma d'altronde Moretti, dietro una facciata gelida e spigolosa, lo è sempre stato.
Mattia di Alphaville

Anonimo ha detto...

nel caso:
http://alphaville.splinder.com/

diderot ha detto...

"Zeffirelli"?

Rodolfo ha detto...

Caro Mattia, il finale lo trovo insulso innanzi tutto per il contenuto. Tu dici che quella è una realtà "già avvenuta". Ma non è vero. Il Berlusconi condannato dai giudici che poi aizza i manifestanti contro di loro per fortuna ancora ci manca. E, soprattutto, è un episodio che non coglie affatto l'essenza del berlusconismo che, semmai, è quella di spingere la gente a stare a casa, a non partecipare, ad affidare la cosa pubblica agli "uomini capaci" come lui. Ai giudici poi ci pensa da sé.
Che poi l'episodio sia molto "morettiano" lo vedo. Ma, sai, non è che sia per forza una buona cosa. Io allora, scusami, potrei risponderti che la mia critica è "rodolfiana" e quindi va bene così. ;-)
Caro Diderot, sì, sto sdoganando Zeffirelli. Fatta astrazione dalle fesserie che dice, forse è il migliore regista italiano. Non è un autore, ma non sta scritto da nessuna parte che un regista debba essere anche un autore.

Anonimo ha detto...

preciso: mi riferivo al finale "già avvenuto" considerando la parte girata unicamente nel tribunale (in un processo di primo grado a cui poi seguirà un appello e una cassazione presumibilmente... come sempre succede).

Il problema è qui stabilire se il finale de Il Caimano appartenga solo e unicamente ad un aspra contestazione politicizzata oppure faccia di diritto parte di una visione generale già 'sentita' durante tutto il film, nonchè di un gioco cinematografico/narrativo di un film multiforme e senza regole.

Credo ci staino tutte e tre le cose e le vedo ben inserite all'interno del cinema di Moretti e del suo ultimo film che ha poco di politico.
Il finale avulso è da inserirsi in un gioco di ribaltamenti verso la frontalità, verso l'opacità del linguaggio nonchè della persona che muove, in quanto autore, il film.
Che esca moretti oltre il sottile velo del film, mano a mano che si avvicina la fine, mi piace moltissimo, come quando in "Bande a part" due dei personaggi si fermano a guardare il loro compagno mentre sta per essere ucciso come se fossero dei semplici spettatori e non più attori, per poi risvegliarsi dal torpore extrafilmico quando l'azione si è completata...
Mattia

Rodolfo ha detto...

Mattia, forse è utile che dica che a me Moretti non è mai piaciuto. Comunque, ho cercato di valutare il film come un prodotto autonomo dal regista, chiedendomi quali fossero gli obiettivi dell'opera e se li raggiungesse. Secondo me, l'intento politico del film è evidente: che il tema Berlusconi sia intrecciato alla vita dei personaggi fa appunto parte di cos'è in generale la politica (la polis, il contesto che ci lega tutti). E l'aspra contestazione politicizzata del finale è fortissima: domina gli altri due elementi che citi. Io non ho visto in Moretti-Berlusconi un gioco sull'essere autori. Semmai, mi è sembrato che Moretti abbia voluto prendersi carico dell'accusa. Che abbia voluto "scendere in campo" (passamela) là dove il film, e il gioco, si faceva politicamente duro.

huevoblanco ha detto...

Io adoro il pezzo perduto di lego da parte dal bambino, e che tutti ballino al ritmo di una canzone tipo Tarkam. Adoro che lui impazzisca e li rompa il maglione, e che racconti le storie dei film falliti ai bimbi. Il resto per me potrebbe essere bruciato.

Rodolfo ha detto...

Quello è piaciuto anche a me. E ho sentito e condiviso molto anche tutta la sofferenza di Bruno nel rapporto con la moglie.