01 settembre 2006

Criticare il prossimo fa sembrare intelligenti

Il post di Rodolfo di martedì mi ha fatto conoscere Michiko Kakutani. E’ un critico temibile, che ha acquistato autorità nella comunità letteraria anche grazie alle stroncature di molti autori famosi, da Susan Sontag a John Updike. Qui c'è un articolo significativo su di lei (linkato da Tommaso nei commenti al post di Rodolfo).

Oggi la Kakutani mi è tornata in mente leggendo l’eccellente blog di Bob Sutton (uno studioso di management; il suo Hard Facts è nella mia lista degli acquisti). In questo post, Sutton parla dell’effetto “Brilliant but cruel”: la gente tende a giudicare intelligenti le persone che criticano gli altri.

L’effetto fu descritto per la prima volta da Teresa Amabile, una ricercatrice di Harvard. In un esperimento, l’Amabile chiese a un gruppo di persone di leggere una serie di recensioni letterarie: alcune negative, altre positive verso il libro recensito. Le persone dovevano esprimere un giudizio su: a) la simpatia degli autori delle recensioni, b) l'intelligenza degli stessi.

Il risultato fu che gli autori delle recensioni negative furono giudicati meno simpatici ma più intelligenti degli autori di quelle positive. Ciò accadeva anche per le recensioni negative che esperti indipendenti ritenevano di qualità bassa.

La conseguenza sembra questa: se volete sembrare intelligenti, criticare il prossimo è un mezzo a buon mercato per riuscirci. Ciò come regola generale.

Se poi siete critici letterari (fra i nostri lettori ne circola qualcuno), il consiglio è: non fate l’errore di recensire solo libri che vi piacciono, punendo i libri brutti col semplice silenzio. Anzi, appena ne trovate uno, approfittatene per scrivere stroncature sincere.

Bob Sutton cita l’effetto “Brilliant but cruel” nel contesto della ricerca sugli stronzi (il suo ultimo libro si intitola The Asshole Factor). La tesi di Sutton è che le imprese dovrebbero cercarli ed eliminarli: secondo Sutton gli stronzi, per quanto potenti e autorevoli, danneggiano la produttività dei colleghi e dei sottoposti.

20 commenti:

seia ha detto...

Non saprei. Da sempre penso che le persone cattive - o stronze, per attenerci al lessico scientifico del pezzo :-) - siano in generale più intelligenti, c'è qualcosa nella cattiveria che rende più ricettivo il cervello e facilita i processi mentali. Le persone buone - sempre in generale - mi appaiono poco sveglie. Non so quanto questa legge valga per le recensioni, sicuramente la percezione immediata è che una stroncatura sia sinonimo di superiorità del critico rispetto all'opera e al suo autore. Ma mi pare che questo sia vero solo ad un livello superficiale, se uno approfondisce il discorso è più facile parlare bene di un libro che fare una buona stroncatura e di solito si finisce solo per sembrare acidi e prevenuti. Bisogna essere motivati per stroncare qualcuno, non basta che il libro non ti sia piaciuto.

davide l. malesi ha detto...

Mi sa che la teoria di Sutton non è tanto azzeccata. Ho conosciuto alcuni tra i più potenti boss del gruppo per cui lavoro e mi son sembrati degli intelligentissimi bastardi figli di puttana (un po' più rozzi quelli della "red faction" emiliana, un po' più sofisticati quelli toscani che vengono dalla scuola del Montepaschi: ma comunque tutti molto molto svegli e stronzissimi). Degli stronzi un po' particolari, nel senso che è gente di parola, ad esempio, però bravissima a trovare sistemi leciti di mettertelo comunque nel culo. Ciò detto, hanno la mia massima stima (anche perché il fatturato del gruppo quest'anno, malgrado un sacco di pubblicità negativa che abbiamo avuto dei media, ha superato i 9 miliardi). Fosse come dice Sutton, invece, dovremmo essere in grave crisi.

Angelita ha detto...

Seia, può essere. Io ho l'impressione che la cattiveria si appoggi a meccanismi psicologici più naturali: e chi si lascia andare alla natura spesso trova spesso una certa forza ed eleganza. Poi è da vedere se l'intelligenza vada d'accordo coi meccanismi psicologici naturali.
Davide, propongo anch'io la mia esperienza personale: se parlo cinque minuti con uno stronzo, l'ora successiva non riesco a lavorare. Se tutti sono come me, una giornata di lavoro di uno stronzo fa perdere 12 giorni-lavoro all'azienda. Il tuo forse è un caso particolare. Le assicurazioni sono un settore concentrato e colluso: può darsi riescano a scaricare i costi interni della stronzaggine sui clienti. Qualche evidenza c'è.

seia ha detto...

Cara, non ho capito la replica, sicuramente è colpa mia eh, tu ti sarai spiegata benissimo, credo. Quindi desisto :-)

Angelita ha detto...

No, sarà colpa mia. Dicevo: la cattiveria è spontanea, quindi viene meglio. Ha più forza, più naturalezza, più eleganza. L'intelligenza ha a che fare con il verificare i fatti, col chiederci se ciò che ci sembra ovvio lo sia davvero, con lo scacciare col forcone il wishful thinking. Molte persone intelligenti, facendo così, hanno l'aria di essere goffe.
Tutte opinioni personali, chiaramente.

davide l. malesi ha detto...

angelita, volevo risponderti a tono ma la tua osservazione è così ben detta che alla fin della fiera non posso fare a meno di apprezzarla :)))

Angelita ha detto...

Davide, la prossima volta che avrò a che fare con le assicurazioni ti penserò. ;-)

claudiag ha detto...

Mi riferisco all'ultimo capoverso, Angelita.
Sono amareggiata perchè ci vuole l'autorevolezza di un ricercatore per certificare l'evidenza.
Sono amareggiata perchè ci ritroviamo a considerare accettabile e degno di nota anche quello che è svantaggioso per l'uomo, solo in virtù del fatto che è ciò che siamo abituati a vedere e vivere.

b.georg ha detto...

seriamente, penso che questo post faccia proprio schifo! Non c'è verifica, non c'è preparazione, non c'è tensione ideale! Siete proprio scaduti, dove sono i bei post di una volta? No no no, bocciato su tutta la linea!

(ehm...)

b.georg ha detto...

cmq concordo con l'esperienza di angelita, di cui ho apprezzato molto questo post. A mio parere anzi i costi interni della stronzaggine o cattiveria e maldisposizione gratuita in termini di malcontento e minor efficenza generale della truppa sono altissimi. I veri fighi , è noto, sono quelli che sanno criticarti tenendoti alto il morale (e sono probabilmente anche i veri stronzi)

Angelita ha detto...

Claudiag, ti capisco. A parte il ricercatore e altri dettagli, è ciò che penso nell'ora successiva di cui parlavo qui sopra.
B.Georg (1): come stronzo, hai ancora molta strada da fare.
Ah, ovviamente è una critica.
B.Georg (2): parli di una stronzaggine di ordine superiore, quella di chi ti critica facendoti sentire che è convinto che sei capace di fare di più. Volgarmente la si chiama manipolazione. Sarei curiosa di sapere che ne pensa Sutton. Onestamente, qualche stronzo così l'ho incontrato e mi è servito.

naurus ha detto...

Ma criticare qualcosa è il pane quotidiano del critico, è ovvio che sia così. Quasi tutti quelli che leggono recensioni lo fanno perché credono sinceramente di non avere buone idee riguardo alla cosa recensita. Leggere un parere negativo ti fortifica nell'idea che altri ne capiscano, altrimenti non ne parlerebbero male (parlare bene è un'attività simile a fidarsi del prossimo, da valutare con cura).

seia ha detto...

Veramente la parola "critico", come sostantivo, non è sinonimo di colui che giudica negativamente, Naurus, ma di chi si pone criticamente, ponendosi dunque una serie di problemi, di fronte al testo. Le stroncature non sono il pane quotidiano della critica letteraria e poi bisognerebbe anche discutere del fatto se il recensore e il critico svolgano lo stesso mestiere (e io non credo), ma ci allontaneremo dal seminato.

Angelita ha detto...

Naurus: io invece non ti seguo quando dici "altrimenti non ne parlerebbero male". Si può parlare male per invidia, per antipatia personale, per interesse, per partito preso, per far rumore, per sadismo, ecc. ecc.

Ladra di Caramelle ha detto...

Secondo me è vero, io stessa quando faccio a pezzi qualcosa o qualcuno mi sento più intelligente, sicura di me, forte. Forse, intendo genericamente, il tutto nasce perchè il buono/ottimista/positivo rischia spesso di fare la figura del pistolone (come si dice dalle mie parti) allora spietato=scafato e nessuno potrà approfittarsi di me.

E poi ci sono quelli che parlano male di tutto, a prescindere, un po' come la favola della volpe e dell'uva, ma per questo ci vorrebbe un post a parte.

Angelita ha detto...

Ladra di caramelle, il messaggio nascosto del post era che dovremmo avere più considerazione, intellettuale ed emotiva, di chi loda. Mi sento sempre più sola.

Ladra di Caramelle ha detto...

Se c'è da lodare, lodo. Per esempio quando parlo di questo blog (senti che rumore di violini!!!). Hai ragione, però non facciamo di tutti i criticoni un unico fascio, veramente alcuni di noi lo fanno per proteggersi dalle brutture dell'era moderna, dove vieni mangiato, se non mangi per primo.

Angelita ha detto...

Grazie, è sempre un rumore gradevole. ;-)

seia ha detto...

A proposito di stroncature...

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2006/09/bis_da_rientro_.html#comments

Sono d'accordo solo in parte, ma qualcosa c'è.

Angelita ha detto...

Grazie, ho letto. Credo che Cotroneo abbia ragione dove dice che le stroncature scatenano la gioia degli intellettuali frustrati. Lo seguo meno quando si interroga sull'utilità strategica delle stroncature, sul rischio che portino i lettori a disaffezionarsi dalla cultura, ecc. Sarò una sempliciotta, ma secondo me un recensore/critico è al servizio dei lettori: se pensa che un libro sia cattivo, perché dovrebbe scrivere qualcosa di diverso?