09 luglio 2007

La frase peggiore che ho letto oggi

Ho un blog, "La frase migliore che ho letto oggi", dove ogni giorno annoto una frase che mi ha colpito. E' un impegno piccolo che però ha cambiato le mie abitudini di lettura. Ora, quando sfoglio il quotidiano o scorro i feed, una parte di me è in agguato della frase migliore del giorno. Può essere la battuta felice, il concetto ben detto, il fatto importante espresso nel modo definitivo. Magari spunta all'improvviso, come un assassino, nel bel mezzo di un testo mediocre.

Uno spiacevole effetto collaterale è che ora noto molto anche le frasi brutte. Ieri ne ho lette due terribili, entrambe sul Sole 24 Ore. La prima è di Guido Ceronetti, che inizia così il suo articolo "Gemelli portoghesi" (p. 3):

"La più acuta polemica italiana - in specie l'economica, la sociale, la (ma si può dire?) socioeconomica - fateci caso: ha un argomento di deplorazione di cui non oso misurare l'efficacia: il Portogallo".

E' una selva di parole inutili per dire: "Nelle polemiche più accese siamo soliti paragonare il nostro paese al Portogallo".

La seconda è di Francesco Sabatini, il presidente dell'Accademia della Crusca. Come tutti sanno, è "l'istituto nazionale per la salvaguardia e lo studio della lingua italiana". Scrive Sabatini in "Idiomi, scendete in piazza" (p. 32):

"La nostra Accademia raccoglie oggi ancora uno dei frutti del seme posto dai suoi fondatori oltre 400 anni fa."

A parte la goffa immagine "i frutti del seme" (di solito, c'è in mezzo una pianta), il lettore si chiede perché solo "uno dei frutti". Forse Sabatini intende che ci sono frutti colti da qualche altra istituzione? Nel resto dell'articolo non ne parla.

E quel "seme posto"? Fonde due immagini diverse: la "pietra posta" e il "seme", che si "getta", non si "pone".

Comunque, il difetto che mi ha fatto notare la frase è "oggi ancora". Sabatini poteva scrivere "oggi" ("raccoglie oggi i frutti...") o "ancora" ("raccoglie ancora i frutti..."), ma "oggi ancora" è un tentativo di ficcare due piedi in una scarpa.

La "frase peggiore che ho letto oggi" sarà una rubrica ad aggiornamento occasionale, in attesa che F4 esca dallo stato dormiente e prenda la sua forma nuova (accadrà di certo, ma non presto).

10 commenti:

Isadora ha detto...

Seguo sempre "La frase migliore", devo dire che hai già messo più di una perla, ma anche le frasi peggiori non sono male... forse dovresti mettere su un tumblr parallelo (e partiresti già con una lettrice...)!!

Filter ha detto...

Grazie Isa, anch'io seguo sempre il tuo "Isa-on-the-fly". Mi hai anche procurato un languore di pancia con quell'altro post sul pane tedesco. Comunque, al tumblr "frase peggiore" ci avevo pensato, ma (a) ho poco tempo, (b) non è sano "soffermarsi troppo su ciò che è ripugnante" (vedi frase migliore di oggi).

Federico bo ha detto...

Ma questo è insuperabile...

Filter ha detto...

Federico: pezzo notevole e tipico del giornalismo d'oggi.

paola ha detto...

Grazie per aver segnalato il nostro blog. Fa piacere essere tra le frasi "migliori". Complimenti per l'iniziativa e buona lettura.
Paola
www.chiarelettere.it

Filter ha detto...

Ehm, grazie a voi.

kijio ha detto...

Sulla prima frase criticata si puo' solo dire che "l'amico" non e' un seguace del rasoio di occam. Certo non e' che sia una frase molto "felice".

mm su "il seme si pone" non vedo nulla di male, mi sembra una cosa esatta e corretta.
Considera che le procedura per seminare una pianta puo' essere fatta: spargendo un seme (in maniera totalmente casuale), gettando un seme (in maniera approssimativa), oppure ponendo il seme in un determinato punto del terreno.
Hai mai seminato cocomeri in un piccolo orto? sembra di no. Si fa una buchetta e si PONE il seme all'interno, poi si copre la buchetta. :P

Ricordo inoltre che i semi non sono elementi necessariamente di una pianta. Ad esempio gli spermatozoi sono semi, biologicamente parlando. Specificare che si tratta di semi di piante forse si vuole specificare l'immobilita' degli stessi (al contrario di altri che sono forniti di sistemi di movimento autonomi). Se e' cosi' l'espressione e' quantomeno infelice.

Ottimo articolo, spero che tu continui, mi piace leggere ed imparare!

Filter ha detto...

Kijio, sei molto preciso. Riprendo qualche tua osservazione.
a) No, non ho mai seminato cocomeri, ma zucche sì, e in effetti faccio la buchetta col dito e ci infilo il seme.
b) "Gettare il seme" è più comune di "porre il seme" ed è più preciso (sono più le cose che si pongono di quelle che si gettano).
c) Ciò nonostante, hai ragione, "seme posto" in sé va bene. Io sono convinto che, nella mente del Fioravanti, quel "posto" venga non da "seme" ma da "fondatori". Sono i fondatori che pongono, e in genere pongono pietre (sopratutto le prime). Comunque non ho mezzi per dimostrarlo: è una convinzione che mi viene dal mio sesto senso di lettore, di cui giustamente altri lettori possono non farsi nulla.
d) Seme-frutto: di nuovo, il mio sesto senso di lettore avverte il frutto chiamare il seme vegetale. Ovviamente, il Fioravanti non doveva certo scrivere "il frutto della pianta nata dal seme posto/gettato dai suoi fondatori". Bastava "il frutto dell'opera dei suoi fondatori", che è un'immagine banale ma almeno non disturba. E non è che con il seme (e la moltiplicazione dei frutti) diventa meno banale.
A risentirci.

Federico Bo ha detto...

Visto che il tumblelog non prevede commenti...ne faccio uno qui off topic.
"La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo" trovo sia un libro delicato, costruito con cura, con ritmi che salgono e scendono dolcemente seguendo il bizzarro fluire e rifluire del tempo.
Mi è piaciuto. Tra Cathleen Schine e Michel Faber.

Filter ha detto...

Mi trovo d'accordo con te sulla delicatezza, la cura della costruzione e il resto. Come dicevo nel tumblelog, non ho ancora finito il romanzo ma per ora è una lettura più che piacevole. Ecco, ogni tanto storco il naso di fronte all'assoluta perfezione morale dei due personaggi. Zero debolezze personali, zero equivoci, zero litigi, ... alla fine che lui viaggi nel tempo ti pare il dettaglio meno inverosimile. :-)
Poi qua e là ci sono invenzioni narrative gratuite. Per esempio, nel 1991 Henry si fa fabbricare rischiosi ansiolitici ante-litteram per bloccare le dislocazioni. Se, come dice, la sua malattia è simile all'epilessia, poteva banalmente provare il Tegretol o uno degli altri antiepilettici che all'epoca erano già in commercio.