21 febbraio 2006

Come punire David Irving?

Ieri un tribunale di Vienna ha condannato a tre anni di reclusione lo storico inglese David Irving. Nel 1989 David Irving sostenne che ad Auschwitz non c'erano camere a gas, che le testimonianze dei sopravissuti sono false, che non più di 300.000 persone sono morte nei campi di concentramento tedeschi. Probabilmente, David Irving è un antisemita. Con certezza, è un grosso stronzo.

Gran parte della comunità ebraica ha approvato la sentenza. Per esempio Amos Luzzato, presidente dell'Unione Italiana delle Comunità Ebraiche, ha detto di Irving (Repubblica di oggi):

Condanna giusta, anche a distanza di tanto tempo. E dico di più: meglio di lui si sono comportati alcuni vecchi nazisti, penso ad esempio al padre di Guenther Grass, che per le sue colpe si è suicidato in pubblico col cianuro.

Io mi ritrovo invece nel commento del Rabbino Jonathan Romain, direttore del "Jewish Information and Media Service" di Londra, che ha dichiarato al Guardian:

Mi felicito di questa ulteriore sconfessione pubblica delle teorie pseudo-storiche di David Irving, ma personalmente preferisco che gli si infligga disprezzo piuttosto che la prigione.

10 commenti:

marco ha detto...

Sì, le uniche motivazioni che mi vengono in mente per mettere in prigione uno come Irving sono la voglia di vendetta e/o di 'punizione esemplare', che non sono motivi corretti.
Per quanto anche il disprezzo ad aeternum non è che sia una robina da poco.

Angelita ha detto...

Sembra anche a me.
Ed evito di pensare a come qualcuno potrebbe volere sfruttare questo bel precedente che l'Austria ha voluto creare.

Massimo ha detto...

Ovviamente d'accordo.

Loforestieroprolisso ha detto...

Personalmnente fatico a comprendere il senso sell'affermazione di Luzzato. Avrebbe desiderato il suicidio riparatore di Irving quale penitenza per l'affermazione delle sue tesi?
Se qualcuno in qualche modo gravato dalla responsabilità della shoah fa "ammenda" con un suicidio pubblico, un sostenitore di tesi a contestazione di un genocidio che dovrebbe fare secondo quel paragone?
Tagliarsi via la lingua?

Detto questo, da più fonti apprendo che in Austria è pratica diffusa considerare il nazismo come un qualcosa di subito.
Eppure Hitler era austriaco, come austiaci erano gran parte dei quadri sia del partito che degli ufficiali militari (circa un 60% ma non trovo dati da citare, prendere con riserva).
Non sono nuove le accuse di ambiguità verso la posizione dell'austria sui propri trascorsi nazisti, accuse che mi sento di rivolgere anche all'italia ogni volta che sento parlare del fascismo come se fosse piovuto dallo spazio; alla tesi della punizione esemplare aggiungo un contesto di colpevoli eccellenti esposti in piazza, contrapposti al silenzio riguardo quelle che vengono definite più o meno legittimamente "responsabilità collettive".

Angelita ha detto...

Loforestieroprolisso, le parole di Luzzato non le ho capite bene neanch'io. Le ho riportate perché comunque davano l'idea che, come dire, fosse molto contento. Concordo al 100% sul discorso sull'Austria. In Italia ci sono persone che caricarono gli ebrei sui treni tedeschi e, grazie all'amnistia generale postbellica, non fecero mai un giorno di galera. Che adesso si metta in carcere Irving fa ridere.

davide l. malesi ha detto...

Loforestieroprolisso, la presenza di austriaci nei quadri del NSDAP e tra gli ufficiali delle SS era in effetti massiccia (dunque gli austriaci non si limitarono a "subire" il nazismo). Non c'era invece praticamente nessun austriaco tra i generali di alto grado della Wehrmacht, salvo verso la fine del conflitto: gli alti papaveri della Wehrmacht erano infatti quasi tutti Junkers, tedeschi prussiani di fede luterana e origini aristocratiche che provavano un intenso disprezzo per i bavaresi e gli austriaci di fede cattolica e modesta estrazione sociale che erano la spina dorsale del NSDAP.

Loforestieroprolisso ha detto...

Grazie per la precisazione: in effetti mentre scrivevo pensavo ai tenenti, non ai feldmarescialli.
La tradizione non è acqua, un ufficiale non si improvvisa e ci vuole comunque tempo per fare carriera, per quanto cinque anni di guerra più uno di anschluss impongano ritmi ben diversi.
Al che mi chiedo quale sorte sia toccata agli alti quadri delle forze armate austriache, a naso non certo prive di tradizione e talenti.
Resta comunque una personale esigenza di dati verificabili su internet o carta, oltre alla curiosità riguardo la presenza austriaca anche tra gli ufficiali delle altre armi.

davide l. malesi ha detto...

Sui più importanti generali della Wehrmacht, puoi trovare info scarne ma chiare qui

http://www.generals.dk/nation/Germany.html

sono inclusi i generali austriaci (ad es. Friedrich Materna)

http://www.generals.dk/general/Materna/Friedrich/Germany.html

ma non i generali delle Waffen SS.

Per quanto concerne gli ufficiali di grado inferiore, purtroppo, non so dirti granché.

davide l. malesi ha detto...

ah, però sulla mentalità e i criteri per cui un ufficiale poteva far carriera nella Wehrmacht c'è un buon testo: "Storia di una sconfitta" di Sir Basil Liddell Hart (la prima parte del libro, "Lo stampo di Seeckt", parla proprio di questo). Se non altro, aiuta a capire come mai tra gli alti gradi della Wehrmacht austriaci e bavaresi fossero mosche bianche.

Loforestieroprolisso ha detto...

Grazie per i siti. Però "Storia di una sconfitta" non è un buon testo.

E' un OTTIMO testo.