18 ottobre 2005

In Finlandia la secolarizzazione funziona

La settimana scorsa segnalavo una ricerca che dice che le nazioni più religiose non stanno meglio delle altre quanto a benessere collettivo. Ne deducevo che premere sullo Stato perché si affiati con le chiese, per quanto sia gratificante per gli intellettuali, non sembra promettente quanto a ciccia per i cittadini. Secondo la ricerca, le società secolarizzate sembrano addirittura le migliori per viverci. Perciò, che in Italia il relativismo preoccupi i politici più della disoccupazione può essere segno di profondità di pensiero: ma anche di disinteresse per la realtà.

Tutto ciò oggi mi è tornato in mente leggendo una lettera di Fabrizio Carbone, scrittore e naturalista, pubblicata nella rubrica di Corrado Augias su Repubblica.

“Caro Augias, sabato 24 settembre eravamo a Helsinki per festeggiare il 60esimo compleanno di un vecchio amico, l’ambasciatore Mikko Phyhala, grande ornitologo, grande ambientalista […].

Siamo andati alla festa nella vecchia sala riunioni del sindacato operaio di Helsinki che risale agli anni ’30, nel quartiere delle case di legno. Un luogo semplicissimo che si può affittare. Erano presenti un centinaio di persone, tra queste due ex presidenti della Repubblica, la signora Tarja Halonen attualmente in carica (è la signora volgarmente insultata da Berlusconi) e il signor Ahtisaari, attualmente alle Nazioni Unite, mediatore in luoghi caldi del mondo come il Darfur e l’Afghanistan […].

Nessuna «auto blu», nessuna macchina della polizia, nessuna scorta, nessun invito scritto (Mikko ha detto che era sbagliato consumare carta), solo Sms o e-mail […]. Erano presenti alti funzionari di governo e di Stato, professori universitari, musicisti, artisti, giornalisti di radio e Tv. Si è cantato e suonato. La cena era a buffet e tutti in fila, presidenti compresi, abbiamo assaggiato i piatti preparati dalla signora Phyhala che, nella vita, viaggia per il mondo a verificare il livello di democraticità delle elezioni che si svolgono in paesi diciamo «in bilico».

Tutti abbiamo partecipato al riordino della sala dividendo ciò che restava tra vetro, plastica, carta e resti di cibo per il compost. Alla fine la riunione si è sciolta e, io che non bevo, ho guidato l’auto di Mikko insieme alla moglie [...]. Certo i finlandesi bevono, ma il punto è che, dopo, non guidano”.

La Finlandia ha una forte tradizione religiosa (protestante), ma separa la religione dallo Stato. Le chiese sono finanziate da una tassa che paga solo chi si registra a una confessione. Chiunque può fondarne una (bastano venti iscritti). Oggi, comunque, la Finlandia è un paese molto secolarizzato: solo il 4% delle persone frequenta la Messa. A sentire i politici italiani, dovremmo osservare: egoismo, libertinaggio, disgregazione sociale, declino dei valori. A giudicare dalla lettera, non sembrerebbe. Oppure, sarà il Carbone che è andato alla festa sbagliata.

6 commenti:

Tommaso Giartosio ha detto...

Lo ammetto: stavo riflettendo seriamente sulla vecchia ipotesi secondo cui "nei paesi scandinavi, così felicemente laici, in fin dei conti il tasso di suicidio è molto più alto che da noi".
Ma sembra che il dato non sia vero, o sia più complesso (www.ti.ch/DI/POL/approfondimenti/ statistica/approfondimenti_pdf/suicidio2002.pdf). O se lo si trova nella sua forma più nota e stereotipata (testualmente: "più una persona, o uno Stato, è religiosa e minore è il suo tasso di suicidio"), è in una pagina di "Totus Tuus" che offre parecchie altre valutazioni tagliate con l'accetta, e in cui si propone, ciliegina sulla torta, di aggiungere "alle forme consuete di suicidio... (altre) sorte nel nostro tempo... (tra cui) i suicidi causati... dalla scelta di comportamenti noti come a rischio di infezione da HIV". Prendo il primo aereo per Helsinki. (La pagina: http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=912)

Angelita ha detto...

Il dato è senza dubbio molto complesso. Fra l'altro, un problema grosso è che c'è varianza fra i paesi circa l'effettiva registrazione del suicidio come causa di morte. Senza voler fare illazioni arbitrarie (tipo "in Italia i parenti si vergognano e tengono nascosta la cosa, mentre in Finlandia sono evoluti"), i dati della Organizzazione Mondiale della Sanità (attenti, PDF) dicono che, per esempio, nei paesi arabi ci si suicida trenta volte di meno che in Europa (in Iran e in Egitto ufficialmente non si suicida quasi nessuno). Guardando gli stessi dati, si vede che l'essere cattolici di per sé non è un vantaggio: sembra semmai (sottolineo sembra) che ci siano meno suicidi nei paesi latini. Ma se uno confronta la Finlandia (protestante e laica) con l'Austria e la Croazia (cattoliche e un po' meno laiche, soprattutto la seconda) i tassi di suicidio sono gli stessi. Su "i comportamenti a rischio HIV" come causa di suicidio, ammesso che sia vero, dovrebbero essere i cattolici a farsi un esame di coscienza, suppongo. Per esempio, considerando come l'odio sociale sia una causa ben accertata di suicidio. Su tutte le altre cose scritte da Totus tuus, mi astengo dal verificare. In questi casi, ho sperimentato più volte una specie di Legge di Murphy: "Ogni volta che leggi un'affermazione empirica che non cita le fonti, impiegherai molto tempo a verificarle. Poi scoprirai che l'affermazione è falsa".

Angelo ha detto...

Peccato che in Finlandia, a differenza dell'Italia, non c'è separazione fra Chiesa e Stato ed infatti la Chiesa Luterano-Evangelica e quella Ortodossa sono chiese di stato.
Vedi: http://en.wikipedia.org/wiki/Evangelical_Lutheran_Church_of_Finland e http://en.wikipedia.org/wiki/Finnish_Orthodox_Church
(C'è scritto persino nel link che hai fornito nel post. Ma l'hai letto?)

Chiese di stato esistono in diversi Paesi di tradizione protestante: Norvegia, Regno Unito, Danimarca, per non parlare dei paesi di tradizione ortodossa. Mentre nessun paese europeo di tradizione cattolica ha una chiesa di stato.

Angelita ha detto...

Sei poco gentile alludendo che non leggo i miei link. Ho letto e ho visto che appunto sono Chiese di Stato. Che non sono mai state un ostacolo alla separazione di Stato e religione. Lo Stato può partecipare alla fornitura di "servizi religiosi" come di qualsiasi altro servizio. La separazione viene a cadere solo con la religione di Stato, che è un'altra cosa: è lo Stato che concede privilegi ai cittadini che appartengono a una confessione, o crea svantaggi e limitazioni a coloro che non vi appartengono (vedi paesi musulmani). In Finlandia fanno molta attenzione a che ciò non avvenga. Non è la Chiesa di Stato che mi preoccupa (ben venga la Chiesa Cristiana Italiana), ma lo Stato religioso: di quello parlo nel mio post.

Angelo ha detto...

Angelita, mi spiace ribadirlo ma faresti bene a rileggere ed informarti meglio.
In Finlandia la separazione non c'è, c'è invece in Italia.
http://en.wikipedia.org/wiki/Separation_of_Church_and_State

Ben venga la Chiesa Cristiana Italiana, con il Parlamento che decide sulle nomine dei vescovi, il capo dello stato è anche capo della chiesa e i preti sono funzionari pubblici che si formano nelle università statali. Bel progresso!

Angelita ha detto...

Caro Angelo, credo che agli altri lettori sia chiaro il mio ragionamento e come intendere il mio "ben venga". Continua a seguirci, ma non credo che le nostre discussioni potranno mai essere costruttive.