19 settembre 2005

“Good night, and good luck”, di George Clooney

Cinema

Eliseo, sala Scorsese. Il film è sostenutissimo dalla critica. Arrivati in anticipo, ci appiattiamo contro una parete per fare uscire gli spettatori della proiezione precedente. Una folla. Spio i loro volti: impassibili. Ascolto i loro discorsi: pochi, bisbigliati. O sono molto impressionati o molto annoiati. Un tizio esclama “Un film a cinque stelle!”. Entusiasmo? O sarcasmo sulla critica che ha letto stamattina? “Dai, su, entra”, dice Filter.

Trama

La storia si svolge fra il 1953 e il 1954. Edward Murrow, giornalista e conduttore di una popolare trasmissione TV della CBS, attacca il senatore McCarthy nei momenti bui del maccartismo. Il film narra il lavoro dei redattori di Murrow e i dietro le quinte della CBS, mescolando parti girate e filmati d’archivio con McCarthy. Quest’ultimo comincia il suo declino proprio tentando di contrattaccare Murrow.

Cosa funziona

La regia: George Clooney sembra volersi inserire in una tradizione di attori che, una volta registi, continuano a rispettare gli attori (penso a Clint Eastwood). Il film è molto parlato e Clooney si preoccupa soprattutto del ritmo e della coralità dell’azione. Confesso che, malignamente, mi sarebbe piaciuto scrivere “Torna a fare ER, va!”, ma la verità è che Clooney dirige bene. Molto felice anche l’idea di intervallare gli episodi del film con momenti jazz.

I filmati d’archivio: si fondono bene nel film. Se non avessi controllato, non avrei saputo dire se il McCarthy sullo schermo era vero o interpretato. Immagino che Clooney abbia scelto di girare il film in bianco e nero apposta.

Il messaggio: lo scopo del giornalismo non è riportare le opinioni. Il giornalista che dice “Secondo alcuni la Terra è rotonda, secondo altri è piatta” è disonesto. Se una delle due parti ha ragione, e il giornalista ha i mezzi per dimostrarlo, deve farlo e presentare i fatti al pubblico. Murrow crede in questa missione, la enuncia più volte, la mette in pratica con McCarthy. All’inizio del film, i dirigenti di CBS gli dicono che non vogliono “un taglio editoriale”: niente editoriali, diremmo noi. Niente prese di posizione. Non puoi non notare che la trasmissione di Murrow, che si occupa dei fatti del giorno, è condotta in studio solo da lui e dura meno di mezz’ora, assomiglia a Il fatto di Enzo Biagi. Che aveva un “un taglio editoriale”. E che è stato eliminato perché un giornalista “non deve fare politica”.

La voce calda di Dianne Reeves, che canta i pezzi jazz.

Cosa non funziona

George Clooney attore (Fred Friendly, il produttore di Murrow). Come al solito volenteroso, come al solido rigido e scolastico.

David Stathairn (Edward Murrow). So che ha vinto la Coppa Volpi a Venezia come migliore attore. A me non è piaciuto. Molto tetro, eccede nel dare spessore, come se volesse di continuo dire al pubblico che in passato il personaggio ha vissuto altri drammi. Siccome il film non ce ne parla, uno si chiede perché Murrow abbia l’aria così triste (il bianco e nero non aiuta).

La sceneggiatura. Di nuovo, ha vinto un’Osella a Venezia, ma i dialoghi e le situazioni sono convenzionali. Le quinte dello studio televisivo, le dinamiche di redazione, le tensioni col capo sono le stesse di mille altri film. C’è anche una fiacca storia di contorno su due giornalisti sposati fra loro che fingono di non esserlo (perché proibito dal regolamento CBS).

I toni moralistici. Mi piace cosa dice, ma Murrow sta su un pulpito tutto il tempo.

Durata

Un’oretta e mezza. Grazie al ritmo, non guardi mai l’orologio.

6 commenti:

davide l. malesi ha detto...

Qualche osservazione alla (peraltro ottima) recensione. David Stathairn mi è sembrato molto bravo, e francamente non se ne può più di attori hollywoodiani ghignanti o ammiccanti: anche Bogart aveva una faccia alquanto triste e nessuno ci trovava (allora) niente da ridire (anzi, di quella faccia Bogey si servì per costruire un mito). Vero, poi, che "quinte dello studio televisivo, le dinamiche di redazione [...] sono le stesse di mille altri": mi è sembrato però che la figura del capo della CBS avesse un discreto spessore, specie nella scena in cui verso la fine affronta il tema della censura. Infine, i "toni moralistici": è vero che Murrow sta su un pulpito tutto il tempo, ma Murrow era pur sempre un conservatore serio e rigoroso (non ne fabbricano più, è una razza di cui si è perso lo stampo) e i conservatori seri e rigorosi tendono a mettersi sul pulpito, si sentono dei predicatori laici. Insomma: è una cosa che gli viene naturale.

Anonimo ha detto...

A me è piaciuto moltissimo e ho trovato David Stathairn bravissimo, del resto non è che allora (come oggi del resto) ci fosse molto da ridere, insomma penso fosse perfettamente nel ruolo. Sei stato un po' impietoso con Clooney che ha solo fatto da contorno, certo magari poteva non inquartarsi come un bove per la parte.

Rodolfo ha detto...

Davide, condivido quanto dici sulle facce ghignanti. Su Stathairn esprimo una sensazione personale: quella che, dando al personaggio un tocco di umanità in più lo avrebbe reso più potente (l'esempio di Bogart cade a fagiolo). D'accordo anche sul capo del CBS: il botta e risposta con Murrow sulla censura è molto efficace (però, appunto, forse anche perché si eleva sopra il resto dei dialoghi). Sui toni moralistici: non so che farci, non li digerisco. Sentendoti parlare di conservatori seri e rigorosi mi è venuto in mente Marco Travaglio (un altro che fatica a ridere), che dice cose che affiggerei sui muri, ma sempre col tono self-important di un vescovo. Col che facilita la vita a chi, non avendo argomenti da controbattere, lo manda a cagare. Mi chiedo se, alla fine, ai politici farabutti non faccia più danno una sola battuta azzeccata di Benigni.
Anonimo, su Stathairn vedi sopra, su Clooney penso che non fosse un ruolo di contorno: sta in scena parecchio e ha molte battute. Sembra un ruolo di contorno perché lui è un attore loffio. E' bello, ha prescenza scenica, tutto quello che vuoi, ma recita come una patata lessa.

seia ha detto...

Ecco, l'anonimA ero io ma oggi non funzionavano bene i commenti ed ero in cerca d'identità. Naturalmente ognuno ha i suoi gusti ed io penso che un tocco di umanità in più al contrario l'avrebbe reso meno efficace. La forza di quello che si fece allora deriva dalla totale assenza di adesione ideologica, di faziosità, di compromissione con la parte che si cercava di difendere da un'irrazionale ed ingiustificata caccia alle streghe. E secondo me un personaggio di cui sappiamo poco, che non conosciamo se non per la caparbietà (e la paura a volte) con cui difende la libertà nel suo paese è molto più incisivo di una qualsiasi storia personale o di eventuali ammiccamenti e concessioni alla leggerezza. Su Clooney sospendo la tenzone, in quanto uomo non sei obiettivo :-)

Rodolfo ha detto...

Seia, dici cose sensatissime. Però, adesso che Davide mi ha fatto balenare l'immagine di Bogart in quel ruolo sono sempre più convinto che con un epsilon in meno di fede incrollabile, e con qualche passeggiatina giù dal pulpito, Murrow avrebbe fatto più breccia nel cuore del pubblico (quanto meno nel mio). Su Clooney, sono per forza più obiettivo di te. ;-)

Anonimo ha detto...

Posso concedertelo va :-) Seia (i commenti non funzionano again)