21 settembre 2005

Famiglie fondate e non

Sollecitato a esprimersi sui PACS (Patti civili di solidarietà), la settimana scorsa Prodi ha detto che è a favore. Il giorno dopo l’Osservatore Romano ha scritto che Prodi è pronto a rovinare la famiglia per prendere voti. Lunedì scorso Ruini, il capo della CEI, ha lanciato un attacco più vasto, dove dice che i PACS sono contro la Costituzione. Il Polo pare allineato alla CEI (dove saranno i loro liberali?). La sinistra sostiene Prodi senza sprecarsi troppo. Rutelli, dopo che qualche vescovo ha suggerito di cambiare nome ai PACS, ha subito proposto i CCS (i Certificati di Convivenza Solidale). Qualche commento.

1) La Chiesa ha ragione quando dice che i PACS danneggiano la famiglia fondata sul matrimonio: coi PACS, i matrimoni diminuirebbero. Le coppie di fatto che non vogliono sposarsi ma hanno bisogno di qualche protezione potrebbero scegliere i PACS. Mentre oggi magari si sposano lo stesso: quando invecchiano, quando uno dei due si ammala. Ne conosco diverse che, dopo avere avuto un bambino, si sono sposate al solo scopo di semplificarsi la vita.

2) La posizione dei vescovi è comprensibile: il matrimonio in chiesa è uno dei loro prodotti di punta, è naturale che cerchino di bloccare i prodotti concorrenti.

3) Non so se i PACS siano o no contro la Costituzione. E non mi interessa. L’art. 30 dice:

“La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.”

Se ciò significa che la famiglia fondata sul matrimonio è protetta, ma senza escludere protezioni più tenui per forme di famiglia diverse, mi sta bene. Se invece significa che quella fondata sul matrimonio è l’unica forma di famiglia, allora l’art. 30 è un relitto e va cambiato.

4) Come vecchia libertaria, sono affezionata all’idea che i diritti non sono creati dallo Stato: i diritti nascono dentro i rapporti umani e le relazioni sociali. La proprietà è nata prima che ci fosse il catasto degli immobili; il voto è nato prima che ci fossero i seggi elettorali; il matrimonio è nato prima che ci fosse un prete a celebrarlo. Le coppie di fatto hanno diritti in virtù di ciò che sono: se ti proibiscono di visitare il tuo partner in ospedale, se ti cacciano dalla casa in cui hai vissuto con lui, se ti annullano un lascito testamentario perché lede la “legittima”, non stanno applicando la legge: ti stanno facendo una violenza.

5) Il succo dei PACS è l’opponibilità ai terzi. Se i CCS sono mere scritture fra le parti, valgono quanto le lettere d’amore.

6) Come nei referendum sulla fecondazione, c’è un difetto di rappresentanza politica. I PACS interessano coppie di fatto etero e gay. Ora, se i giornalisti vogliono l’opinione dei gay telefonano all’Arcigay; se vogliono quella delle coppie di fatto etero chi chiamano? Nessuno, perché non ci sono associazioni visibili. Questo facilita le cose a chi gioca a presentare i PACS come il matrimonio dei gay (che mi piace, ma è un’altro tipo di battaglia).

7) Senz’altro, ci sono gruppi che si prestano bene a fare categoria e altri no: immagino che le coppie di fatto etero rientrino nel secondo caso. La realtà è che ci vorrebbe una ACLU italiana: un’associazione per le libertà civili, autonoma e ben organizzata, che sostituisca i radicali (a proposito di relitti), o i politici liberali o di sinistra che, per quanto ben intenzionati, “tengono famiglia” (hanno i voti da portare a casa).

8) Prodi non mi piace e non mi piacerà mai, ma in questo caso è stato decente. Ha espresso un’opinione chiara e non è fuggito quando gli hanno sparato addosso. Ogni tanto, dimostra che uno può essere cattolico e ricordarsi che i preti sono esseri umani come tutti gli altri (può capitare che abbiano torto).

9) Dire che Prodi appoggia i PACS per opportunismo fa ridere. In Italia chi controlla più voti? Grillini o Ruini?

11 commenti:

davide l. malesi ha detto...

Concordo, il pacs non c'entra nulla col matrimonio gay (tant'è che il pacs mi sembra un'ottima idea sia per i gay che per gli eterosessuali che per i bisessuali, mentre il matrimonio gay mi trova contrario senza se e senza ma). Anzi, si può dire che il pacs di fatto accontenta anche chi, come me, non vede di buon occhio il matrimonio gay, poiché consente ai gay che lo desiderano di convivere in pienezza di diritti senza scomodare l'istituto matrimoniale né dar modo alle coppie gay - o, ancor peggio, ai single - di adottare bambini, etc. (perché non ci illudiamo: se le coppie gay potessero adottare, subito i single domanderebbero: e perché invece noi no?) Concordo anche sul fatto che ci vorrebbe una ACLU italiana.

Anonimo ha detto...

Io, invece, non sono molto d'accordo. Non capisco perche' le coppie di fatto che desiderano avere riconosciuta la loro situazione non si sposino in comune. Il matrimonio non e' solo quello celebrato dal prete, anzi!
La situazione delle coppie omosessuali e' diversa e a me piacerebbe l'istituzione del matrimonio gay.

Chiara

b.georg ha detto...

- il punto dirimente è il 4 (che però va formulato in modo da non cadere nel diritto naturale o peggio nel diritto del più forte: non è lo stato a fornire in modo magico o divino i diritti ai cittadini, ma sono i cittadini che divenuti tali attraverso l'espressione del proprio potere costituente, di cui lo stato è funzione controllata e mobile, costruiscono forme e modalità dei diritti/doveri che sono sostanza quel potere)
- se 4 è vero, lo stato deve semplicemente inventarsi delle procedure adeguate per rispettarlo.
- il pacs è una modalità che imo assolve a 4) nel caso specifico (unico limite: occorre garantire chi non intende sottoscrivere alcun pacs perché gli sta bene così, che i diritti "di fatto" non possano essere usati contro di lui da un suo ex convivente. Occorre disciplinare bene il principio di volontarietà).
- l'idea del "perché non si sposano" è pretestuosa. La forma del matrimonio civile non è un assoluto di fede o un ente eterno, è una formula storicamente determinata, che non ne esclude altre di simili, meno simili, diverse ecc. Si tratta altrimenti di feticismo nominalistico, che nega l'evento per compiacere un'astrazione.
- i ccs funzionerebbero se attraverso una legge ad hoc si rendessero quegli specifici accordi privati superiori ad altre norme del codice. Il che di fatto imo avvicinerebbe di molto i ccs ai pacs, pur prevedendo un doppio passaggio logico-normativo (gli accordi restano privati, ma sono garantiti da una base pubblica) la cui cervelloticità si spiega con evidenti motivazioni geografiche (siamo in italia...)

Angelita ha detto...

Davide, ho voglia di chiederti perché disapprovi i matrimoni gay ma mi trattengo (perché appunto in questo momento è meglio lasciare il tema da parte). Dico solo che, secondo me, le adozioni non sono un problema: finché i bambini adottabili saranno meno dei genitori che li chiedono, i tribunali sceglieranno sempre le famiglie "migliori". Il giorno che ci fosse il matrimonio gay, si potrebbe serenamente stabilire che le famiglie moglie-marito hanno la precedenza nelle adozioni (io in realtà non sarei d'accordo neppure su questo, ma lo considero un compromesso accettabile). Quindi, ai gay, o ai single, finirebbero solo i bambini difettosi, che nessuno vuole e che, chissà, con genitori altrettanto difettosi potrebbero trovarsi bene.
Chiara, capisco benissimo l'obiezione: personalmente, a un PACS preferirei sempre un matrimonio in Comune (lo preferirei anche a quello in chiesa, peraltro). Però, ci sono persone che la pensano diversamente, e non vedo un motivo per non lasciare a loro la scelta.
B.Georg: "non è lo stato a fornire in modo magico o divino i diritti ai cittadini, ma sono i cittadini che divenuti tali attraverso l'espressione del proprio potere costituente, di cui lo stato è funzione controllata e mobile, costruiscono forme e modalità dei diritti/doveri che sono sostanza quel potere" è grosso modo quello che intendo (anche se rinuncio volentieri al potere costituente, che per me è già troppo statalista). Non il diritto naturale, che di solito concepisce il diritto come qualcosa che viene prima delle persone: e che quindi può essere usato contro di esse. Sui CCS, se fossero come dici tu, mi andrebbero bene: ma, sapendo chi li propone, temo che siano solo un tentativo di prendere tempo e giocare al ribasso.

davide l. malesi ha detto...

Angelita, il problema delle adozioni non è il risultato, ma il principio: dal mio punto di vista è inaccettabile che un single, o una coppia gay, adottino dei bambini già a livello di principio e non solo nella concretezza dei fatti. Non mi interessa quanti sono i bambini disponibili per le adozioni e quante le coppie disposte ad adottarli, perché non mi sento di fare del calcolo politico sulla pelle di ragazzini orfani. Né mi sento di ritenere giusto che "ai gay, o ai single, finiscano solo i bambini difettosi, che nessuno vuole e che, chissà, con genitori altrettanto difettosi potrebbero trovarsi bene": per me non esistono bambini "difettosi" né ritengo i gay e i single "genitori difettosi". Semplicemente ritengo non vantaggioso per un ragazzino esser cresciuto da una coppia gay o da un single: e, poiché ritengo che le adozioni debbano esser fatte nell'interesse dei bambini, mi sembra inopportuno che ai gay e ai single sia consentito di adottarne.

davide l. malesi ha detto...

PS. Dove ho scritto "mi sembra inopportuno che ai gay e ai single sia consentito di adottarne" intendo "alle coppie gay o ai single": se in una coppia uomo + donna, regolarmente sposata, uno dei due è gay o bisessuale, o lo sono entrambi (e ci son parecchi casi del genere), non vedo alcun ostacolo all'adozione.

Angelita ha detto...

Davide, anch'io parto da considerazioni di principio, e in particolare da quella che l'interesse dei bambini viene prima di tutto. Fai bene a mettere il mio "difettosi" fra virgolette, perché il senso era appunto quello di "cosiddetti difettosi": rileggendomi, non sono tanto sicura che si capisse.
Detto questo, so che a un bambino conviene essere cresciuto da una coppia "regolare" piuttosto che da una coppia gay o da un single (ho in mente soprattutto l'affrontare il problema della diversità quando, diciamo, hai solo cinque anni). Perciò, mi starebbe bene una regola di precedenza alle coppie moglie-marito. Però, in casi particolari (che esistono) di bambini che non trovano genitori adottivi regolari, io penso che per loro sarebbe meglio avere una casa invece che crescere in un istituto. Mettendo da parte i gay per un attimo, di single che crescono bambini ce ne sono sempre stati (vedove, vedovi, ragazze madri, ecc.). Perciò, perché rifiutare in linea di principio che un single possa adottare? Per esempio, perché una donna giovane, senza un compagno, ma con un'educazione, un reddito, familiari che la appoggiano, non dovrebbe potere adottare un bambino che non trova genitori adottivi regolari?
Non so se sia il tuo caso, ma spesso l'ostilità all'adozione dei single nasce dall'idea che volere un bambino sapendo di non essere il meglio cui il bambino ha diritto sia egoistico. Mentre in coppia, chissà perché, volere un bambino avrebbe sempre a che fare con l'amore. Io invece in un single che si offre di adottare bambini, accettando di andare in coda alla lista, e sapendo che gli toccheranno i bambini rifiutati dagli altri, non ci trovo nulla di egoistico, non più di quanto ce ne sia in generale nel volere un bambino.

davide l. malesi ha detto...

angelita, nel mio caso l'ostilità all'adozione da parte dei single deriva dall'essere figlio di una ragazza madre. E dalla convinzione che sia stato, sì, spaventosamente egoistico il desiderio di mia madre di avere un figlio senza sposarsi (e conservando così il diritto alla sua vita così com'era: libera da legami, indipendente, etc.). Non voglio entrare in particolari perché non mi piace descrivere i dettagli della mia vita su Internet, ma sappi che l'opinione che ho serbato di mia madre - a trent'anni dalla sua scelta così "amorevole" e anticonvenzionale - è abbastanza bassa.

Angelita ha detto...

Davide, capisco che ragionando su figli e genitori uno abbia sempre in mente la sua esperienza personale. Io stessa, parlando di genitori single, pensavo a mia madre, anche se il mio caso è piuttosto diverso (un padre perso presto). Pur essendo a mia volta una figlia insoddisfatta, so che mia madre ha sempre fatto quello che ha potuto, nella situazione in cui si trovava. Le adozioni, le vedo allo stesso modo: il danno è già stato fatto. Non parlo di single che scelgono di avere figli da soli, ma di bambini che hanno bisogno di genitori nuovi, e dei casi molto particolari in cui non ci sono famiglie che vogliono accoglierli.

davide l. malesi ha detto...

angelita, scusami ma la vedo diversamente. Nel caso di un bambino orfano di un genitore cresciuto dall'altro, a compiere il danno è stato il destino, per così dire. Nel caso di un single che adottasse un bambino, vi sarebbe un preciso gesto da parte dello Stato: quello di assegnare un bambino a una persona che non è un genitore. Io esercito, democraticamente, il mio diritto d'opinione e affermo di esser contrario a questo gesto: tutto qui.

Angelita ha detto...

Va bene così, abbiamo espresso le nostre opinioni.