Magari è un video stravisto, ma io l'ho scoperto oggi e mi piace molto.
Via Silent-Porn-Star.
Magari è un video stravisto, ma io l'ho scoperto oggi e mi piace molto.
Via Silent-Porn-Star.

Ogni giorno, 25-30 visitatori arrivano qui cercando i "Fantastici quattro". Questo significa che, ogni giorno, 25-30 visitatori provano una micro-delusione, di circa un decimo di secondo, il tempo richiesto per capire che non siamo il sito che speravano.
Io non mi sento per nulla in colpa.
Tuttavia, pare che i "veri" Fantastici quattro si siano accorti del nostro posizionamento Google.
Qualche giorno fa ci è arrivata una mail dalla media agency che si occupa del loro nuovo film: "I Fantastici Quattro e Silver Surfer", che uscirà in Italia il 15 giugno. Molto gentilmente, la signorina dell'ufficio stampa ci ha allegato il pacchetto redazionale completo: comunicato, foto, locandina e i trailer in italiano del film. La mail si chiudeva con un "buon lavoro" che mi ha dato l'idea che si aspettassero qualcosa.
Come dicevo, non mi sento in colpa se la gente arriva qua per sbaglio. Però, ammetto che avere ricevuto un "redazionale" da un "ufficio stampa" di una "media agency" solletica la mia vanità.
Poi magari hanno mandato la stessa mail a tutti i blogger italiani.
Comunque, ho pensato che un piccolo sforzo lo possiamo fare. Il primo dei trailer che dicevo è quello che trovate su Yahoo! Cinema. Il secondo, l'ho cercato dappertutto con Google ma non l'ho trovato. Quindi, posso fare finta che sia una nostra "anteprima esclusiva". Eccolo.
Da quel poco che si capisce, il film ripropone le qualità del primo episodio (che avevo recensito): le gag fra la Cosa e la Torcia umana e una certa freschezza complessiva. Soprattutto, mancano le pretenziosità filosofiche che infestano il genere dei supereroi (già negli originali a fumetti). Restano anche i limiti: Mister Fantastic è una patata lessa e Jessica Alba è lì solo per farsi guardare.
A questo punto, può darsi che sullo slancio vada a vedere il film. Anche se, ovviamente, sarei disponibile anche a una recensione del DVD. Lo dico così, senza messaggi nascosti.
Dopo le recenti polemiche italiane sulle parole del Ministro per la Famiglia Rosy Bindi ("Meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne"), il delicato tema etico dell'adozione da parte di genitori insoliti si ripropone in Germania.
Questa volta il protagonista è Knut, un cucciolo di orso polare rifiutato dalla madre, che lo zoo di Berlino ha affidato alla cura di veterinari, inservienti e altri esseri umani. Questa decisione ha suscitato scandalo fra gli animalisti tedeschi. "L'allattamento artificiale non è appropriato alla specie ed è una grave violazione delle leggi sulla protezione degli animali", ha dichiarato l'attivista Frank Albrecht. "Lo zoo deve uccidere l'orso" ha aggiunto, citando l'esempio dello zoo di Lipsia, che ha eliminato un piccolo bradipo abbandonato dalla madre nello scorso dicembre.
Con Albrecht si sono schierati molti esperti tedeschi. Secondo Wolfram Graf-Rudolf, direttore dello zoo Aachen, "l'animale si fisserà sul suo custode e non sarà un 'vero' orso polare." Rüdiger Schmiedel, direttore della German Bear Foundation, ha detto: "Non puoi addomesticare un animale selvaggio. Quando Knut raggiungerà la pubertà, il custode è destinato a prendersi una botta in testa".
Che fare? E' giusto uccidere Knut? La stampa ne discute in tutto il mondo. Anche noi di Fantastici Quattro non potevamo astenerci. Per saperne di più, analizzate con attenzione questo filmato sulla vita di Knut allo zoo di Berlino (via Cute Overload).
Non lasciate che siano altri a decidere! Fate pesare la vostra voce rispondendo a questo sondaggio.
E' probabile che io sia l'unica persona su Internet che non aveva ancora visto questo video. L'ho scoperto oggi (sul sito dell'instancabile peroratrice sessuale Susie Bright) e ancora non credo ai miei occhi: questa Ursula Martinez è un genio. Se neanche voi l'avevate visto, siete maggiorenni e le donne che giocano col loro corpo non vi offendono, guardatelo.

Il maiale non è un tipico animale da circo. E' troppo noto: perciò non può fare la bestia esotica (meglio un cammello). E' troppo buono: quindi non può fare la bestia feroce (meglio un leone). Però, siccome è docile, intelligente, voglioso di applicarsi, il maiale può apprendere ogni sorta di esercizio: sarebbe quindi un ottimo animale giocoliere. Perché allora gli addestratori da circo gli preferiscono in questo ruolo scimmie e cani di piccola taglia, che offrono così spesso spettacoli imperfetti?
In realtà, già alla fine dell'Ottocento, il grande Phineas T. Barnum, l'inventore del circo moderno, aveva intuito le potenzialità del maiale. Dopo aver conosciuto in una bisca di New Orleans un musicista francese fallito, gli chiese di travestirsi da egiziano e di addestrare un gruppo di maialini al gioco delle carte e all'uso di qualche strumento musicale.
Gli allievi appresero con rapidità impressionante: già dopo una settimana, il finto egiziano capì che non aveva più nulla da insegnare. Barnum stampò i manifesti. Come vedete qui sopra, lo spettacolo si annunciava straordinario.
Fu un fallimento.
All'inizio, gli spettatori ridevano vedendo un maialino musicista eseguire con grazia una canzonetta in voga; o un maialino croupier giocare a black jack, ripulendo il portafoglio a un giovanotto che, per farsi bello, si era offerto volontario. Ma, dopo un po', i sorrisi si spegnevano. Pian piano, gli spettatori si accorgevano che i maiali eseguivano senza sforzo. Capivano che il manifesto, parlando di "intelligenza quasi umana", non mentiva. Anzi, qualche signora si girava verso il marito e diceva "tu non hai mai suonato così bene lo xilofono".
Subentrato il sentimento naturale dell'invidia, gli spettatori non riuscivano più a godere. Il loro fastidio crescente, spettacolo dopo spettacolo, per l'abilità eccessiva dei maialini costrinse Barnum a sopprimere il numero e a licenziare l'egiziano. Non è noto che fine fecero i maialini.
Un documento più recente ci illustra la natura del problema.
Nel filmato, vedete il maialino Mudslinger esibirsi nello spettacolo americano "Animal Planet". Mudslinger si produce in numeri semplicissimi: fa il morto, cammina sulle ginocchia, riordina oggetti, manovra un verricello. Tuttavia, la sua intelligenza emerge. Per esempio, sappiamo che un cane, quando riporta un oggetto, guarda il padrone con occhi interrogativi, per capire che ne deve fare. Spesso, appoggia scioccamente l'oggetto in terra, costringendo il padrone a piegarsi. Mudslinger, come noterete nel filmato, riconsegna gli oggetti in mano.
Anche qui, come al circo Barnum, gli spettatori all'inizio ridono. Ma il maiale sembra fare apposta nell'instillare disagio. A un certo punto, Mudslinger deve aprire e chiudere una scatola. Sarebbe stato saggio per lui fingere qualche incertezza, anche per creare suspense: invece, esegue subito, senza impaccio, meglio di come avrebbero fatto molti umani adulti. Per giunta, dopo l'esercizio, si guarda attorno con un'espressione che dice: "embé?".
E' comprensibile che l'unico momento di gioia sincera per il pubblico sia quando, verso la fine del numero, Mudslinger deve spingere un pallone in porta e, per mera sfortuna, colpisce il palo. Lì gli spettatori tentano di incoraggiarlo, felici di avere un'occasione per riabbassarlo al loro livello. Comunque, finiscono di dire "dai! ce la puoi fare!" quando Mudslinger sta già ribadendo in rete.
Ringrazio Loforestieroprolisso per il manifesto. In una mail, diceva di avercelo mandato in cambio di non so più che. Io so che moriva dalla voglia di farmelo vedere.
Quasi un anno fa vi presentavo il video di "Moskau", un vecchio successo dei Dschinghis Khan. Oggi trovare e linkare i filmati è più facile. Ne approfitto per inserire il video nella pagina, per mia stessa comodità. Quando sono triste, è mia abitudine recuperarlo e guardarlo in modalità "loop": dopo sei o sette visioni, inizio sempre a pensare che la vita non è poi così male.
Scopro che c'è un altro video della stessa canzone, dove i Dschinghis Khan si esibiscono in uno studio grande e luminoso. La regia alterna riprese frontali e di sbieco, con un taglio quasi documentaristico. Si vede bene come i Dschinghis Khan fossero ottimi ballerini: atletici, precisi e sempre a tempo (se si chiude un occhio sul tipo in costume verde).
"Moskau" ha anche ispirato una ricca videografia secondaria: parodie studentesche, lezioni di ballo moderno per anziani e, ovviamente, una versione "numa numa".
Come altri gruppi, i Dschinghis Khan hanno cercato di invecchiare insieme al pubblico: dai toni aggressivi degli esordi (eccoli nel loro primo successo, la canzone "Dschinghis Khan", da cui trassero il nome) sono passati a quelli più dolci della maturità. Il loro ultimo successo, "Loralay", parlava del mare, delle vacanze e degli amori estivi. Ciò nonostante, la musica ricordava le canzoni popolari tirolesi.
Sotto vedete il video. La formazione è ridotta a cinque componenti (manca il pelato con le orecchie a punta). Il momento clou è affidato al tipo in costume verde, qui vestito da marinaretto: a un certo punto gli altri due maschi lo stringono a sandwich e lo trasportano in scena senza l'uso delle mani. Molto brioso.
Apprendo infine che il gruppo si è riunito nel dicembre 2005. L'età, però, è stata crudele con loro (anche se al pelato sono ricresciuti i capelli). Io preferisco ricordarli come erano.
Abituata come tanti alla TV e agli artisti di oggi, resto sempre emozionata quando rivedo gli artisti del passato. Questo è un video di Jacques Brel che canta "Mathilde" all'Olympia di Parigi nel 1964. Notate la voce meravigliosa e la forza di Brel sulla scena. Oggi c'è in giro qualcuno che vi si avvicini?
Rubo il video a un nuovo blog, Vidéo Nostalgie, dedicato ai cantanti francesi (grandi e meno grandi) degli anni sessanta e settanta. Merita una visita. Fra i grandi, non perdetevi Charles Aznavour che canta "La Bohème" nel 1966 o il duetto di Georges Brassens e Charles Trenet ("Petit Oiseau", sempre 1966).
Anche se non ha vinto l'Oscar, Brokeback Mountain è un film che resterà. Lo si capisce dalle innumerevoli parodie, divertenti e no, che continuano ad apparire su Internet. Ce n'è una, con protagonista Spongebob, che metto fra le divertenti. Mesi fa, conservatori americani accusarono gli autori del cartone animato, destinato (in teoria) ai bambini, di mettere in scena un'affettività omosessuale fra Spongebob e il suo amico, una stella marina. Qui ne parlò il momento carino del venerdì. Immagino che questi conservatori svengano al solo entrare in una scuola elementare, vedendo i bambini in fila che si tengono per mano. Figuriamoci ora a vedere questo video.
Restando sui conservatori, un altro video è circolato molto: Brokeback President. Vi compare Bush che, durante un incontro con giovani del Kansas, riceve una domanda su Brokeback Mountain. Dopo avere visto il video, sono ancora indeciso fra due teorie:
Bush è un omofobo grave, che non riesce a parlare di omosessualità senza ridacchiare;
Bush, come al solito, è impreparato; è l'unico americano che non ha sentito parlare del film e si arrampica sui vetri come uno studente durante l'interrogazione ("Presidente, che ci dice di Brokeback Mountain, lei che ama i ranch?", risposta: "Ehm.... i ranch, sì, i ranch, ..., bisogna andare nei ranch").

Se vi piace Frank Zappa vi consiglio di scaricare questo filmato del 1986 (mov, 50 MB, via WFMU's Beware of the Blog). E' una puntata di Crossfire, un classico talk show della CNN allora condotto in coppia dai giornalisti Tom Braden (di sinistra) e Robert Novak (di destra, oggi a Fox News).
La puntata è dedicata ai testi osceni delle canzoni rock. Un invitato è tale John Loften, che ne è indignato e invoca un giro di vite. L'altro invitato è Zappa, nei panni dell'avvocato difensore.
Nel discutere, Zappa lascia a desiderare quanto a tecnica: è rigido, nervoso (agita il piede), sta sulla difensiva, si lascia interrogare dall'avversario. Tuttavia, è brillante nelle risposte. I pezzi che mi sono piaciuti di più:
quando Zappa definisce "divertente" un video dei Van Halen dove un'insegnante si spoglia davanti agli studenti; interrogato da Loften su cosa ci trovi di divertente, Zappa si mette a spiegare il video mostrando che in effetti lo è;
quando, davanti a Loften che dice che canzoni che parlano di suicidio possono spingere i giovani a suicidarsi, Zappa dice che le parole non sono un "abracadabra";
quando Braden chiede a Loften se dunque vuole una censura e Loften non ha il coraggio di dire "sì"; mentre Zappa risponde "sure" a tutte le domande difficili;
quando, interrogato da Loften su come crede di risolvere il disagio giovanile, Zappa consiglia ai giovani di votare e candidarsi a cariche dove possano cambiare la società; Loften resta interdetto, ci pensa cinque minuti, poi chiede come ciò possa servire ai giovani.
Ma ce ne sono tanti altri (il filmato dura venti minuti).

Chi ama Parigi amerà questo film, un corto di Claude Lelouch del 1976. E’ un piano sequenza girato dal cofano di un’auto che, entrata in città da una tangenziale, in meno di 9 minuti attraversa tutto il centro: dall’Arco di Trionfo fino al Sacro Cuore, dove si svolge il finale.
Secondo alcuni, l’auto è una Ferrari 275 GTB. Secondo altri una Renault Alpine (gli esperti di motori potranno provare a riconoscere il rumore). Il guidatore è Jean-Louis Schlesser, che in seguito pilotò in F1. Qui trovate l’itinerario esatto. Qui il film integrale (mov, 34 MB, ma il collegamento è veloce). Via Crooked Timber.
Aggiornamento: altre informazioni su Axonthenet.
Leggo stamattina su Repubblica che stanno arrivando in Italia le prime auto cinesi.
“La JMC Landwind è la prima auto cinese a sbarcare in Italia. Sarà in vendita a dicembre, con prezzi da 17.700 euro in su”.
Nella foto c’è un fuoristrada piuttosto grosso e il prezzo pare straordinario, dato che auto simili (tipo la Hyundai Tucson) costano almeno 6.000 euro in più. Però non compratela. E se la compra un amico, non accettate passaggi. La JMC Landwind è l’unica auto al mondo che ha preso 0 (zero) al test europeo per la sicurezza. Ecco un filmato di cosa potrebbe accadervi con un semplice frontale a velocità urbana.

Capita spesso che una canzone, uscita senza esiti una volta, abbia successo se ripubblicata anni dopo. Bushes, pezzo house con chitarra di Markus Nikolai, un DJ tedesco, passò inosservato nel 1999. Il testo, piccante, era dedicato a ciò che accade nei cespugli quando li sentite gemere di notte: “If the bushes in the park groan after dark then someone’s probably making uh!”. Due anni dopo, la svolta: Norman Cook (noto ai più come Fatboy Slim) ascoltò il pezzo per caso, ne fu colpito e ne fece una versione per le radio.
In questo caso, però, anche la seconda uscita fu un fiasco. Del generoso tentativo di rilancio resta solo il video, girato durante il record mondiale di cerette estive (bisognava farne il maggior numero in un’ora). Il regista mostra le partecipanti prima prepararsi sul lettino, poi affrontare l’operazione con coraggio. Solo i volti sono inquadrati. Purtroppo la canzone è coperta dagli strilli delle ragazze. Link.
“Nobody loves you like your mama loves you, but who’s loving your mama? I am! I am!” (“Nessuno ti ama come la mamma, ma chi ama la mamma? Io! Io!”). Qualsiasi bambino sarebbe in imbarazzo a sentirsi dire questa frase da suo padre. Figuriamoci dal suo maestro di scuola. Ciò accade di continuo in “Your mama”, il nuovo pezzo dei Kennedy, un trio indie rock americano che ha avuto un qualche successo di critica con l’album precedente del 2002.
Con mano leggera, il video sviluppa il tema dell’amore mamma-maestro in tutte le sue implicazioni malate. Il maestro, lo vedete nella foto, è il leader del trio. Le mamme, di razze varie, sono giovani e disponibili (manca solo il dito in bocca). I bambini, sono chiamati ad assistere impotenti. Il regista alterna il loro punto di vista a quello del maestro, avvolto in un’atmosfera onirica che, in effetti, deve rispecchiare i sogni anche di qualche insegnante nostrano. Ecco il link.
La produzione è di Green Towel, di cui potreste ricordare una vecchia pubblicità della Nike. O aver visto il video, fresco ed elegante, in cui un gruppo di anziani (fra cui Karl Popper) balla un pezzo house di Thomas Bangalter (una metà dei Daft Punk).
Dalla pansé al clarinetto, la canzone italiana ha una lunga tradizione di nomi aggraziati per gli organi riproduttivi. A giudicare da Günther and the Sunshine Girls, svedesi, i popoli nordici hanno invece ancora da imparare. Ho esitato prima di proporvi questo pezzo: la musica è insulsa e il video si riduce a una galleria di scene softcore. Ma ho pensato che un ritornello come “You touch my tralala, mmmh, my ding ding dong” (“mi tocchi il tralala, mmmh, il ding ding dong”) dovevate sentirlo con le vostre orecchie. Link! A Günther va il merito di metterci la faccia; il pezzo, un discreto successo nelle discoteche europee nel 2004, è ancora in vendita.
“Apache” è uno di quei pezzi strumentali di cui nessuno conosce il nome ma che tutti riconoscono. Scritta nel 1960 dall’inglese Jerry Lordan (che aveva visto il film omonimo con Burt Lancaster), “Apache” è stata ripresa da dozzine di artisti. Forse l’arrangiamento migliore è quello dell’Incredible Bongo Band (mp3) ma, come video, la versione del grande Tommy Seebach, il re del pop danese degli anni settanta, è insuperabile. La scena campestre, le squaw seminude e, soprattutto, il sorriso maliardo di Seebach creano un’atmosfera che pare sempre sul punto di risolversi in un porno svedese di quelli di una volta (ciò che purtroppo non succede). Da vedere! Ecco il file (mpg). Il ritornello (“Apaaache, uah-ah-ah-ah-aaaah”) e il coro (“Apache-pache-boy, apache-pache-boy!”) furono scritti dallo stesso Seebach, che ancora oggi ha una tribute band in Danimarca.
Come i Boney M e gli altri artisti che alla fine degli anni Settanta tentarono di fondere la storia dei popoli con la disco, il gruppo tedesco Dschinghis Khan ebbe un successo sfolgorante quanto effimero. Per fortuna la canzone Moskau (Mosca), numero 1 nel 1980 in Germania e Australia, ha resistito al tempo: ecco il video (mpeg). Non perdetevelo! Anzi, incrociate le braccia e cantate anche voi il ritornello “Moskau, Moskau, werft die Gläser an die Wand, Rußland ist ein schönes Land, ha-ha-ha-ha...” (Mosca, Mosca, getta i bicchieri contro il muro,